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RESPONSABILITA' DI GOVERNO
at Nov 7, 2005 08:05:00 by fuser
RESPONSABILITA' DI GOVERNO
Proviamo a tradurre in italiano corrente una frase in politichese ultimamente piuttosto ripetuta, specialmente dopo le manganellate rifilate a chi, in quel di Bologna, si permetteva di manifestare contro le scelte autoritarie del sindaco Cofferati, quel signore che pensa che il problema principale della città sia rappresentato dai poveri cristi che lavano i parabrezza delle auto ai semafori o da quelli che vivono in baracche fatiscenti e, naturalmente, abusive.
Poiché gli esponenti bolognesi di Rifondazione Comunista non condividono le scelte dell'ex Cinese (ora viene chiamato, più propriamente, Cileno), da Roma è stato inviato uno dei più agguerriti pittbull di Bertinotti, l'Onorevole Franco Giordano, a rimettere le cose a posto ed a spiegare che a) quella di Bologna è una situazione locale, che non influisce sul quadro nazionale dell'Unione e che b) in ogni caso, di uscire dalla giunta Cofferati non se ne parla nemmeno.
Naturalmente, si dirà che rimanere abbracciati al Cileno è funzionale all'assunzione di responsabilità di governo, quelle stesse responsabilità di governo che impediranno il ritiro delle truppe dall'Iraq e dall'Afghanistan, l'abrogazione della legge 30 e di quella Treu, l'abrogazione della Riforma Moratti e la denuncia della Direttiva Prodi - Bolkenstein; del resto, cosa significhi per Bertinotti assumersi responsabilità insieme ai propri alleati lo abbiamo visto di recente, quando ha schierato il PRC a difesa del maggioritario, tradendo - dopo la Palestina, la Resistenza e i movimenti - anche il più elementare principio di democrazia.
Dovrebbe essere chiaro a tutti qual'è ormai la vera posta in gioco: la messa in mora di ogni forma organizzata di opposizione e di dissenso verso le future scelte del futuro governo, il cui orientamento strategico appare ogni giorno di più volto verso l'ennesima versione di quella politica dei sacrifici che i lavoratori italiani conoscono ormai da un trentennio, da quando le organizzazioni ufficiali del movimento operaio - PCI e sindacati - decisero che la classe operaia doveva farsi Stato ed accollarsi le responsabilità ed i costi delle crisi prodotte dai padroni, ma che dovevano essere pagate dai proletari. E sono appunto quasi trent'anni che noi paghiamo caro, mentre i profitti dei padroni non hanno mai smesso di crescere, parallelamente alla decrescita del potere contrattuale e delle garanzie della forza lavoro, in fabbrica e fuori. Lo scenario che ci si prospetta non potrebbe essere più chiaro: l'Italia resterà saldamente aggiogata al carro delle potenze occupanti in Kosovo, Afghanistan e Iraq e i costi di questa e delle altre scelte del governo di centrosinistra li pagheranno lavoratori e lavoratrici, studenti e disoccupati, perchè la tutela e la salvaguardia del mercato e del reddito di impresa è per il centrosinistra un dogma tanto quanto lo è per il centrodestra... del resto, questo è il bipolarismo, questa è l'alternanza fra due schieramenti convergenti nella gestione del capitalismo come unico orizzonte possibile. In questo contesto, il compito assegnato a Bertinotti ed ai suoi pittbull è quello di depotenziare e tenere a bada le proteste che inevitabilmente esploderanno, impedendo che si facciano progetto alternativo. Sia chiaro: non è affatto scontato che Bertinotti ed i suoi possano realmente assovere il compito assegnatogli dai loro mandanti in cambio di Ministeri e Assessorati, ma è indubbio che ci proveranno... dovranno pur guadagnarsela, la pagnotta che gli offrono Confindustria e poteri forti.
Di fronte a questo scenario, viene da chiedersi se la battaglia delle minoranze critiche all'interno del PRC abbia ancora un senso, o se non si risolva - aldilà di ogni buona intenzione - in una pantomima finalizzata esclusivamente a ritagliarsi qualche spazio, dicendo peste e corna di Bertinotti ma restando saldamente ancorati al suo carrozzone, in buona compagnia non solo con i vari Rutelli, Fassino e Mastella, ma anche con i redivivi Pannella e Craxi. La propagandata possibilità del PRC di spostare a sinistra l'asse della grosse koalition di Prodi è una favoletta cui non abboccano nemmeno i bambini più creduloni, e questo giudizio è condiviso da tutte le aree critiche di Rifondazione Comunista... allora, che senso ha continuare a criticare duramente il Sovrano, garantendogli comunque una lealtà che sconfina in una fedeltà canina? Certo, l'alternativa non si costruisce dall'oggi al domani, ma prima o poi bisognerà metterla concretamente all'ordine del giorno, con la consapevolezza dell'enormità della difficoltà, ma anche con la consapevolezza che a distruggere l'esistenza di una forza comunista organizzata in Italia non ci sono riusciti Occhetto, D'Alema e Veltroni, e che quindi non ci riusciranno nemmeno Bertinotti e i suoi famelici pittbull.
da www.arcipelago.org
...A MUSO DURO - FAUSTO BERTINOTTI
at Nov 7, 2005 07:42:33 by fuser
...a muso duro
Fausto Bertinotti, altra prima donna della sinistra antagonista (?), ha avuto il suo momento di gloria in quel di Atene. Riconfermato per acclamazione presidente della Sinistra Europea (la sua “creatura” prediletta), il segretario di Rifondazione ha le idee chiare sul da farsi: “Camminare interrogandosi”, il che è comunque un ottimo esercizio soprattutto quando non si sa più da dove si parte e si hanno serie difficoltà a capire dove si vuole arrivare.
Due giorni di dibattito hanno partorito una dichiarazione di intenti definita fin dalle prime righe “dichiarazione di iniziativa e solidarietà” (che) “è anche un appello alla convergenza di tutti i movimenti e delle forze politiche di sinistra che lottano per rovesciare le priorità e cambiare le politiche fin qui perseguite”.
Ovviamente nulla viene detto sulle cause di tali politiche, sulle responsabilità, ne tantomeno si parla (dio ce guardi) di imperialismo americano e europeo, per cui, anche il richiamo alle battaglie in difesa del lavoro e contro il “mercato” di beni e servizi essenziali o “la ricostruzione dello stato sociale” rischiano di rimanere mere velleità riformiste se non si individuano i meccanismi di accumulazione capitalistica che determinano le politiche dell’Europa dei padroni (padroni in carne e ossa coi loro capitali e le loro “istituzioni”, le loro leggi e i loro eserciti).
Le classi non esistono. “le cittadine e i cittadini europei devono riprendersi in mano il proprio destino”. Il tutto condito con la solita fede incrollabile verso i movimenti - novelli demiurghi - che, “interrogandosi camminando”, troveranno le soluzioni che i partiti, rinunciando al loro ruolo storico, si rifiutano di trovare.
Sorvoliamo sulle amenità intorno al ruolo dell’Onu nella ricerca di una soluzione pacifica dei conflitti in corso, sulla Nato che “nella sua forma attuale è inaccettabile” (solo nella sua forma attuale??), sulla richiesta di “una Banca centrale europea sotto controllo democratico”.
I lettori potranno trovare il testo completo nel sito dei sinistri europei e potranno giudicare se è una “forzatura polemica” definire quelle quattro righe un passo indietro, non solo rispetto all’elaborazione “comunista” ma, perfino, rispetto a un dignitoso documento della socialdemocrazia dei decenni passati.
…Eppure un piccolo passettino in avanti rispetto alle dichiarazioni precedenti il congresso di Atene l’ha fatto: l’aver scritto (non senza discussioni e mugugni) la fatidica parola socialismo (retaggio del secolo buio appena trascorso e che si sa Bertinotti vede come il fumo negli occhi) in un documento ufficiale.
A dire il vero la frase esatta – il “richiamo forte alle ideologie del secolo scorso” è: “La nostra è una prospettiva di pace socialista, ecologista e per la democrazia radicale”.
Niente di eccezionale ma, l’irrompere di un termine così inusuale in un documento della Sinistra Europea, è tale da far scrivere (da un certo Stefano Bocconetti sulle pagine di Liberazione) che siamo di fronte a “forse il documento più radicale votato da un organismo internazionale”, così radicale che, per un attimo, perfino la presidenza del congresso si confonde e, sentite le prime note dell'Internazionale, la commozione prende il sopravvento
“…Coi leader dei partiti che prima abbozzano un pugno chiuso sul palco” (solo un abbozzo subito rientrato) “…e poi stringono le mani dei loro colleghi e le alzano tutte insieme”.
E in quell’abbozzo di pugno chiuso, in quel lapsus freudiano, per un attimo ha fatto capolino un fantasma, uno spettro che ancora s’aggira per l’Europa, e che, nonostante gli sforzi per esorcizzarlo troverà contenitori ben più adeguati della “cosa” partorita ad Atene.
5 novembre 2005
mario gangarossa
http://www.sottolebandieredelmarxismo.it/
...A MUSO DURO - MASSIMO D’ALEMA
at Nov 7, 2005 07:34:51 by fuser
...a muso duro
Massimo D’Alema, “prima donna” della sinistra politically correct, ha cercato di dare un po’ di abbrivio alla sua sgangherata barchetta “strambando” a destra nel tentativo di intercettare un alito di vento capace di riportarlo sulle prime pagine dei giornali e magari un invito in prima serata nei salotti buoni dell’informazione.
Solo che questa volta la manovra rischia di spingerlo un po’ troppo lontano, in acque marce e paludose, terreno di coltura del revisionismo nostalgico, da dove difficilmente riuscirà a venir fuori.
Dice il nostro saccente personaggio: “L'uccisione di Mussolini fa parte di quegli episodi che possono accadere nella ferocia della guerra civile, ma che non possiamo considerare accettabili” …
“Un processo sarebbe stato più giusto al di là dell'accertamento delle responsabilità individuali, un processo al duce come quello di Norimberga avrebbe consentito anche di ricostruire un pezzo della storia italiana”
D’Alema dovrebbe conoscere la storia, almeno quella recente studiata nei libri di scuola e raccontata nelle sezioni del vecchio Pci che un tempo in gioventù ha pur frequentato, e sa bene che Mussolini non è stato giustiziato durante un’azione spontanea (seppur legittima e giustificata) di guerra partigiana ne - per usare il suo linguaggio - si è trattato di un feroce atto di guerra civile, un accadimento casuale nell’impeto di un’azione di guerra.
Mussolini è stato giustiziato in ottemperanza di una sentenza del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia unica autorità legittima in un paese in cui era in atto un’insurrezione popolare e a seguito di un processo regolare (nelle forme che la “regolarità” assume in un periodo di guerra).
I capi di quell’insurrezione erano legittimati a giudicare e a condannare il dittatore fascista sicuramente molto più di quanto non fosse legittimato a farlo un oscuro generale al servizio di una delle potenze vincitrici del conflitto.
Negarlo vuol dire delegittimare quell’organismo nato dalla Resistenza e quegli uomini (Giustino Arpesani, Achille Marazza, Sandro Pertini, Emilio Sereni e Leo Valiani) che se ne assunsero la responsabilità di fronte al popolo italiano e alla storia.
Il decreto che essi firmarono affermava: "I membri del Governo Fascista e i gerarchi del fascismo colpevoli di aver contribuito alla soppressione delle garanzie costituzionali, di aver distrutto le libertà popolari, creato il regime fascista, compromesso e tradito le sorti del Paese, e di averlo condotto all'attuale catastrofe, sono puniti con la pena di morte e, nei casi meno gravi, con l'ergastolo".
Ed è in ottemperanza a quel decreto che Mussolini fu giustiziato.
Per le migliaia di uomini e di donne torturati, violati, stuprati, impiccati ai pali del telegrafo con un cappio di filo spinato, per una guerra di aggressione infame in cui il paese era stato cacciato, per la violenta dittatura di classe che aveva ridotto alla fame e all’abbrutimento il popolo italiano, il ducetto di Salò era ben meritevole della fine che ha fatto.
Quale altra verità storica va cercando D’Alema? Quale altro pezzo di storia italiana vuole ricostruire?
Si rassegni. La Storia è già stata scritta e da qualcun altro fatto di una tempra ben diversa da quella che caratterizza il baffetto nazional-riformista. A lui rimarrà solo l’onore effimero della cronaca, e l’applauso interessato di qualche “nostalgico”. E… se gli andrà bene... qualche voto raccattato in qualche sezione periferica di Alleanza Nazionale.
4 novembre 2005
mario gangarossa
http://www.sottolebandieredelmarxismo.it/
D'ALEMA: UNA GARANZIA
at Nov 7, 2005 07:26:25 by fuser
D'ALEMA: UNA GARANZIA
1) Italia/Luttwak: "per gli Usa D'Alema fu più affidabile di Berlusconi"
''Nel 1999 il governo di Massimo D'Alema ha combattuto nel Kosovo ed
e' rimasto lealmente al fianco degli americani dal principio fino alla
fine della guerra. Nel 2003 il governo di Silvio Berlusconi non ha
partecipato all'intervento in Iraq. Questa e' l'unica vera differenza
che Washington ha notato fra il centrosinistra ed il centrodestra, sul
piano della strategia militare''. Lo afferma a ''La Stampa'' Edward
Luttwak, Senior fellow del Center for Strategical and International
Studies.
E, riguardo le affermazioni del presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, secondo cui il capo della Casa Bianca, George Bush,
avrebbe lasciato intendere di non volere il ritorno del centrosinistra
a Palazzo Chigi, Luttwak afferma ancora: ''In generale, per principio,
il governo americano non dichiarerebbe mai di non poter lavorare con
l'opposizione di un Paese democratico, quando andasse al potere
vincendo regolari elezioni''.
''Non lo facciamo -aggiunge l'esperto statunitense- neanche quando gli
oppositori sono i nostri peggiori nemici. Nel caso dell'Italia, poi,
gli Stati Uniti hanno gia' lavorato col centrosinistra, e si sono
trovati meglio che con gli altri governi ostentatamente filoamericani''.
FONTE: http://www.contropiano.org/doc_europa&russia.asp
02.11.05 - Italia/Luttwak: " per gli Usa D'Alema fu più affidabile di
Berlusconi "
NOTA: per una rassegna dettagliata dei crimini commessi nel corso dei
bombardamenti sulla Jugoslavia, ordinati contro la Costituzione e
contro il diritto internazionale da Massimo D'Alema - al quale la
magistratura italiana ha sinora garantito l'impunità - vedi:
http://www.cnj.it/24MARZO99/criminale.htm
2) A.N.P.I.(ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA)
Con riferimento alle dichiarazioni dell'On. Massimo D'Alema rilasciate
per un libro di Bruno Vespa e anticipate da Panorama, secondo le quali
l'uccisione di Mussolini, avvenuta il 28 aprile 1945 a Giulino
Mezzegra ad opera di un comandante partigiano inviato dal Corpo
Volontari della Libertà, rappresenterebbe "uno di quegli episodi che
possono accadere nella ferocia della guerra civile, ma che non
possiamo considerare accettabili" e che sarebbe stato meglio
sottoporlo a un giudizio come quello di Norimberga, ove furono
processati alcuni dei massimi esponenti nazisti, la Presidenza
nazionale e la Segreteria nazionale dell'Associazione Nazionale
Partigiani d'Italia (A.N.P.I.) esprimono un fermo e motivato dissenso.
L'esecuzione di Mussolini fu un atto di giustizia deliberato ed
eseguito nel corso, se pure alla fine, della guerra di Liberazione
nazionale dagli organi che erano, anche formalmente e
istituzionalmente, i legittimi rappresentanti del Governo italiano
nell'Italia occupata, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia
(C.L.N.A.I.) e il Comando Generale del Corpo Volontari della Libertà
(C.V.L.), organi dotati di tutti i poteri inerenti allo stato di guerra.
Quell'atto di giustizia era stato motivato per le gravissime
responsabilità, dalla soppressione violenta di ogni libertà, agli
eccidi e stragi di cittadini italiani che a Mussolini, più che a
chiunque altro, erano riferibili come capo del primo fascismo e del
secondo fascismo, quello particolarmente sanguinario di Salò.
L'esecuzione del capo del fascismo era reclamata da tutti gli Italiani
in espiazione delle enormi sofferenze che le sue decisioni e la sua
politica avevano causato al nostro popolo.
E anche di questo sentimento gli organismi responsabili della
Resistenza si fecero interpreti.
Diversa la situazione della Germania, nella quale non vi fu una
Resistenza armata e i capi del nazismo furono catturati dagli Alleati
che organizzarono il processo di Norimberga.
L'osservazione dell'On. D'Alema in merito non tiene conto della realtà
storica.
Roma, 4 novembre 2005
FONTE: Sezioni ANPI Milano: Barona – Giambellino – Lorenteggio – Porta
Genova
per contatti: anpibarona @fastwebnet.it
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Due libri importanti in uscita in questi giorni:
IN DIFESA DELLA JUGOSLAVIA
Il j'accuse di Slobodan Milosevic
di fronte al "Tribunale ad hoc" dell'Aia" (Ed. Zambon)
IL CORRIDOIO
di Jean Toschi Marazzani Visconti
introduzione di Alexander Zinov'ev (Ed. Citta' del Sole)
informazioni su questi e tanti altri testi alla pagina:
http://www.cnj.it/documentazione/bibliografia.htm
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IL SEGRETO DELLA REPUBBLICA. LA VERITA' POLITICA SULLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA
at Jun 22, 2005 02:10:12 by fuser
In esclusiva per gli iscritti a Information Guerrilla
http://www.informationguerrilla.org
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IL SEGRETO DELLA REPUBBLICA. LA VERITA' POLITICA SULLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA
Fu un'intesa politica siglata il 23 dicembre 1969 tra il ministro degli Esteri, Aldo Moro, e il Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, a impedire che si arrivasse in breve tempo ai responsabili della strage di piazza Fontana. Dietro quell'intesa la necessita' di tutelare "Il Segreto della Repubblica", cioe' il tentativo di golpe istituzionale, messo in atto con il sostegno degli americani e duramente osteggiato dall'intelligence inglese.
Pubblicato per la prima volta nel 1978, con lo pseudonimo di Walter Rubini, in realta' scritto da Fulvio e Gianfranco Bellini, "Il Segreto della Repubblica", finalmente riedito da Selene, racconta tutti i perché di quell'intesa drammatica, le motivazioni reali della strage, gli obiettivi e le complicita' su cui poterono contare i gruppi che agirono a Milano in quel freddo venerdi' del 12 dicembre 1969.
Un consiglio? Compratelo, regalatelo ad amici e biblioteche, prestatelo. In tempi di feroce e osceno revisionismo e' un libro fondamentale per capire l'Italia di ieri e di oggi.
Per gentile concessione dell'editore pubblichiamo la prefazione e due estratti:
- La prefazione di Gianfranco Bellini alla 2a edizione
"...qualche tempo dopo la pubblicazione mi fu recapitato a casa un libro svuotato contenente una bomba, predisposta per esplodere al momento dell'estrazione dalla custodia di cartone. La mia buona stella, una certa dose di prudenza e di addestramento mi fecero scoprire il trucco (il che probabilmente mi salvo' la pelle)"
http://www.informationguerrilla.org/
- La "storia" di Fulvio Bellini: le fonti del libro
"Gli eventi dell'autunno-inverno del 1969, culminati nell'orrenda strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di Piazza Fontana, mi furono preannunciati parecchi mesi prima da un amico inglese, conoscitore, come pochi, della situazione politica italiana"
http://www.informationguerrilla.org/La_storia_di_Fulvio_Bellini.htm
- La sentenza/ordinanza del giudice Salvini contro esponenti di Ordine Nuovo che conferma quanto scritto nel libro
http://www.informationguerrilla.org/sentenza_salvini.htm
PIAZZA FONTANA, IL BARATTO OSCURO DEL SILENZIO recensione di Giorgio Boatti
Per giorni, tra i palazzi romani, si svolse un durissimo braccio di ferro e, alla fine, sostiene Bellini, si arrivo' al compromesso del 23 dicembre, stretto tra Saragat e Moro: il primo avrebbe rinunciato alla svolta autoritaria, compresa l'ipotesi di scioglimento delle Camere e di ritorno al centrismo. Ma, in cambio, le componenti democristiane legate a Moro e a Andreotti, si adattarono a tacitare le voci e le prove sempre piu' nette (avanzate dall'Arma, dal nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri di Roma e da un memoriale dello stesso Sid) sulla matrice fascista della strage, accettando invece di mollare le briglie all'Ufficio Affari Riservati del Ministero dell'Interno affinché, in sintonia con i copioni messi in scena tra Milano e Roma, continuasse la rappresentazione della colpevolezza degli anarchici, tra i quali, oltre al gruppo arrestato attorno a Valpreda, si era anche registrata la morte traumatica del ferroviere Pinelli, trattenuto illegalmente presso la questura di Milano. Un patto al silenzio di cui in qualche misura fu reso edotto, secondo Bellini, anche il vertice del Pci. Tutto questo scenario deve essere risultato scomodo a molti. Rendeva difficile, anche per l'opposizione, tracciare una linea netta delle responsabilita' maturate all'interno del Palazzo che, in realta', risultava ben piu' frammentato e contrapposto di quanto si pensasse
http://www.informationguerrilla.org/Piazza_Fontana_baratto.htm
"Il Segreto della Repubblica. La verità politica sulla strage di Piazza Fontana"
di Fulvio e Gianfranco Bellini. A cura di Paolo Cucchiarelli
Selene Edizioni, 2005, pag. 182, euro 13
CONTRATTO PUBBLICO IMPIEGO: L'IGNOBILE TEATRINO DEL GOVERNO E DI CGIL, CISL e UIL
at Jun 22, 2005 02:03:10 by fuser
Il vergognoso comportamento del governo nei confronti dei dipendenti e della Pubblica Amministrazione ha raggiunto la sua più becera espressione nella gestione del rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego.
Considerare il Pubblico Impiego come terreno di rapina, a cui sottrarre fondi e risorse per ripianare i buchi di bilancio di una gestione fallimentare, ha portato ad un ritardo, ad oggi di un anno e mezzo, del rinnovo dei contratti e con una proposta economica inaccettabile.
A questo, fa eco la Confindustria che, dopo aver incassato con il decreto sulla competitività, ingenti finanziamenti dallo Stato, si erge a paladina della moralizzazione della spesa pubblica intimando, al governo, di non concedere ulteriori aumenti ai lavoratori pubblici.*
*
Indecente, ma prevedibile, l’atteggiamento di Cgil, Cisl e Uil che, dopo aver richiesto aumenti dell’8% pari a 160 euro, mette in scena una pantomima per ottenere 4-5 euro in più di quanto il governo sia disposto a concedere minacciando sfaceli e scioperi generali per raggiungere questo grandioso obiettivo.*
*
L'assemblea cittadina, indetta da CGIL, CISL, UIL, nel nostro ministero è l'esempio pratico.*
*
Quale sia la reale tempra di questi sindacalisti lo dimostra l’odierna gestione del rapporto con i lavoratori del Comune di Bologna da parte dell’ex segretario generale Cgil Cofferati che riduce i salari dei propri dipendenti.*
*Il nuovo sindaco, ex sindacalista, si è spinto fino al punto di negare ai dipendenti comunali il rispetto di un accordo contrattuale in cui si concedeva un'integrazione salariale di quattrocento euro all'anno, firmato dai sindacati con Guazzaloca.*
*Si è detto, in molte occasioni, che Bologna può essere un laboratorio, un'anticipazione di quello che accadrà a livello nazionale quando, al posto del governo di Mediaset, ci sarà il centrosinistra.*
*Nella previsione di uno scenario di questo genere, che segnali vengono dal laboratorio Bologna?*
*Il segnale dell'arroganza, della chiusura, del decisionismo unilaterale, della calunnia contro i dissidenti, della repressione contro chi non rispetta l'arcigna legalità dei possidenti e dei benpensanti. Cofferati ripropone la divisione tra buoni e cattivi che fecero Zangheri e il Pci con il movimento del '77, stavolta all'interno di politiche di stampo blairiano.*
*
La situazione della drammaticità salariale è il frutto avvelenato della moderazione sancita dalla concertazione coltivata, per anni, da questi sindacati ed ora, a mezza bocca, criticata dagli stessi leader di Cgil, Cisl e Uil.*
*
Non dimentichiamo quante nefandezze abbiano fatto i governi precedenti per dieci anni di filato accompagnate dalla pace sociale di CGIL, CISL e UIL interrotta solo dalla conflittualità messa in campo dal sindacalismo di base.*
* *
bullet
*sono stati gli accordi di luglio 93 che hanno consentito l’aggressione ai salari;*
bullet
*è stata la riforma Treu che ha consentito la legge 30;*
bullet
*è stata la riforma pensionistica Dini che ha consentito quella di Berlusconi;*
bullet
*è stata la modifica del capitolo V della Costituzione votato dal centrosinistra che consente la “devolution” di oggi e il massacro costituzionale perpetuato;*
bullet
*sono state le riforme Bassanini che consentono, oggi, lo smantellamento della P.A.;*
bullet
*è stata la privatizzazione del rapporto di lavoro dei pubblici dipendenti che ha consentito l’eliminazione di garanzie senza introdurre nuovi diritti.*
*CGIL, CISL e UIL sono stati sempre in prima fila a sostenere tutto ciò.
CGIL, CISL UIL chiamano alla mobilitazione i lavoratori pubblici, cercando di darsi una immagine di opposizione.
*
* *
*Al contrario, l'unica loro vera rivendicazione è la resuscitazione della concertazione.
Sono disposti a tutto, firmando addirittura contratti che assumono la Legge Biagi come riferimento per nuove e peggiori condizioni di lavoro e di salario necessarie al capitale in questa fase di crisi.
Eclatante è l'ultimo protocollo d'intesa, siglato in Lombardia, tra Cgil Cisl Uil regionali e Confindustria locale sui temi del lavoro e dello sviluppo.*
*
Quindi, una condizione salariale che si caratterizza con il carovita che avanza incontrastato, falcidiando le buste paga dei lavoratori, i tagli operati ai servizi pubblici che stanno riducendo le garanzie sociali ai cittadini, l’immissione massiccia di lavoratori precari nella pubblica amministrazione per tappare le falle provocate dai tagli al personale, fino ad arrivare all’incertezza per la vecchiaia con il tentativo di smantellare la previdenza pubblica e scippare il TFR ai lavoratori (con l'assenso di Cgil, Cisl e Uil).
*
*La RdB/CUB P.I. ha sollevato e praticato con coerenza e in tempi non sospetti la questione salariale, che oggi è diventata terreno generale di discussione, indicando nella propria piattaforma contrattuale la cifra di £ 500.000 prima e di 300 euro con l’entrata in vigore della nuova moneta, cifra appena sufficiente a recuperare quanto perso in potere d’acquisto negli ultimi anni.
Questa tornata contrattuale deve rappresentare un momento di forte visibilità per aumenti salariali veri, unitamente alla richiesta di maggiori investimenti nella Pubblica Amministrazione e l’assunzione in ruolo di tutti i lavoratori precari in servizio negli uffici pubblici, rappresenta la piattaforma generale da rivendicare anche oltre la tornata contrattuale in corso.
*
*Non ci accontenteremo né siamo disponibili a chiedere ai lavoratori di lottare, come fanno Cgil, Cisl e Uil, per qualche spicciolo in più della miseria offerta dal governo.
*
Roma 13 maggio 2005
*RdB-CUB*