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MONDOCANE
Ma che fine ha fatto Grimaldi?


Da Liberazione del 30 Maggio 2003

Caro Curzi, disapprovo con estremo vigore l'allontanamento di Fulvio Grimaldi. Lo reputo un atto arrogante e stolto del quale i lettori hanno diritto di conoscere le vere motivazioni. Io sono tra questi, insieme con altri compagni dell' università di Tor Vergata. E' ben noto che Fulvio Grimaldi ha un solido ancoraggio culturale e politico con Marx e Lenin. Forse è proprio questo a farne un personaggio scomodo in Liberazione?
Francesco De Blasi - ROMA

Direttore, ti chiamo così e non come al solito con il "Caro Sandro", perché i soprusi vanno trattati in maniera formale, alla Berlusconi per capirci. Al ritorno da un Primo Maggio memorabile a Cuba dove mi sono e ci siamo confrontati con delegazioni di 148 paesi del mondo, pensavo di trovare la rubrica Mondocane. Ed invece avete estromesso una delle voci più brillanti, più intelligenti che scrivevano sul quotidiano dei comunisti italiani. Definizione questa che mi lascia perplessa. Ma a chi è diretta oggi Liberazione? Chi decide la linea del giornale? A chi cavolo devi rendere conto?
Alma Masé

Caro Curzi ho appreso della sospensione della rubrica di Fulvio Grimalidi. E' una decisione scellerata che colpisce una delle poche voci fuori dal coro di una informazione omologata al pensiero dominante che coinvolge purtroppo anche settori di 'Liberazione".
Massimo Di Murro


Con queste lettere (dalle argomentazioni e dalle parole pressocché identiche) non solo ci si domanda le ragioni della sospensione della rubrica curata da Fulvio Grimaldi, ma ci si accusa, nientemeno, di censura e di stalinismo. Parlare di censura per un giornale che, nel suo piccolo, si è sforzato di dare spazio alle diverse posizioni e impostazioni politiche - ovvimente all'interno di un "campo" specifico, quello dei movimenti e della sinistra alternativa - sarebbe ridicolo se, a volte, non sfiorasse la paranoia. Le ragioni di quella sospensione sono molto più semplici: il modo in cui era fatta la rubrica non ha soddisfatto i requisiti concordati. A Grimaldi (ex noto giornalista "ambientalista" del Tg3) avevamo chiesto, appunto, una rubrica dedicata alle questioni dell'ambiente. Volevamo dare a questo tipo di articoli settimanali (come si può vedere dall'insieme delle rubriche stesse), una precisa caratterizzazione tematica, sganciata dalle cronache della quotidianità e legata alle competenze specifiche degli autori.
Il fatto è che Grimaldi non ha mai rispettato questo impegno, trasgredendo quindi, non a una direttiva politica, ma a una specifica esigenza e scelta editoriale e giornalistica. In questi anni abbiamo più volte discusso con l'autore di questo ma, nonostante ogni accordo per reimpostare la collaborazione, il nostro obiettivo è stato puntualmente disatteso. Per queste ragioni, la rubrica è stata sospesa e sostituita con "Rossoverde" di Fabrizio Giovenale che, come stabilito, si occuperà di ambiente. Ringraziamo Fulvio Grimaldi per la collaborazione e gli auguriamo nuovi successi professionali.



CON PREGHIERA DI AMPIA DIFFUSIONE
A tutti i compagni e a tutte le persone che mi hanno espresso solidarietà e hanno protestato contro il mio allontanamento dal giornale e la soppressione della rubrica “Mondocane”.


Roma, 30 maggio 03

Ancora in attesa, dopo 20 giorni, di una doverosa risposta al provvedimento, comunicatomi telefonicamente dall’amministratore, di rescissione del mio contratto di collaborazione con “Liberazione”, leggo oggi sul giornale una “spiegazione” del provvedimento in risposta a molte lettere inviate al direttore. La risposta non è firmata. Quindi presumibilmente non è del direttore, che resta latitante e non evade la mia richiesta di spiegazioni.
Si tratta di una risposta infingarda e ipocrita. Si tenta di mascherare un provvedimento tutto politico con una giustificazione redazionale.
Riepilogo. Quando, cinque anni fa, Curzi mi propose di redigere una rubrica su “Liberazione” mi fu espressamente detto che avrei potuto scrivere “di tutto e su tutto”, alla maniera come avevo realizzato per il TG3 la rubrica “Vivere” che aveva, sì, una cornice ecologica, ma che trattava di guerre, fame, sfruttamento, ingiustizie, popoli aggrediti, etica ecologica generale, quindi del linguaggio, del costume, della politica. La rubrica venne presentata alla sua prima puntata con questa finestra : “DA OGGI FULVIO GRIMALDI E IL SUO INSEPARABILE BASSOTTO NANDO INIZIANO A COLLABORARE CON LIBERAZIONE. UNA RUBRICA QUOTIDIANA PER STARE DALLA PARTE DEI CANI, DEI SENZAVOCE, DEGLI OPPRESSI”. La presentazione includeva anche questa frase:”persone, animali e genti in attesa di liberazione”, e finiva: “E c’era anche una volta in cui tutti vivevano in pace in Jugoslavia. Mondocane!”
Dopo i miei reportage dalla Jugoslavia e le mie denunce della cospirazione dell’organizzazione CIA Otpor, invece dal giornale apprezzata e invitata alle iniziative no-global (errore terribile, mai corretto), e dopo alcune puntate di Mondocane che riflettevano posizioni non gradite ad alcuni membri del vertice del partito e del giornale, Curzi mi chiese di concentrarmi su temi ecologici.
Si trattava di richiesta dal chiaro carattere censorio. Si pensava che parlando di ambiente – avendo una visione assai ristretta del tema – non avrei dato fastidio. Era anche una richiesta offensiva e indebita, visto che la mia attività professionale si svolge da 40 anni nel campo delle questioni internazionali, come documentato anche da libri e documentari video. Infine, era una richiesta che offendeva tutti i compagni che da me, attraverso innumerevoli dibattiti in tutto il paese, si aspettavano informazioni e analisi sulle questioni internazionali, in particolare sulle guerre imperialiste. Era come se a un ciabattino avessero chiesto di sfornare ciambelle.
Pur di mantenere una voce critica sul giornale, accettai di inquadrare i miei pezzi in un contesto ecologico largamente inteso e non limitato alla denuncia di discariche abusive, o di caccia ai fringuelli. Ecologia è tutto e, come è stato ripetutamente affermato anche nelle tesi del partito, la contraddizione ecologica è parte integrante della contraddizione capitale-lavoro, di cui sono espressione i rapporti di forza internazionali, le guerre, la resistenza. Dove finisce l’ecologia? Include gli abusi della salute delle case farmaceutiche? Include la natura criminosa di una presidenza USA che da queste si fa finanziare e che a queste permette di avvelenare il Terzo Mondo. E non si arriva per questa via inevitabilmente alla collusione Bush-Bin Laden nella società farmaceutica Bioport (Gruppo Carlyle) e dunque al monopolio della ricostruzione in Iraq assicurato a Carlyle, Bechtel e Halliburton? E dunque alla guerra? E l’uranio che uccide generazioni di balcanici, iracheni, somali, statunitensi, inglesi, italiani, entra nell’ecologia. E i retroscena del suo uso no? E i Verdi non dovrebbero occuparsi di carceri, immigrati, guerre, bombe a grappolo, detenuti torturati? E Greenpeace non deve battersi come nessuno contro la guerra e l’imperialismo? E allora perché in questi anni il giornale ha accettato numerosi e ampi servizi su questi temi, dalla Palestina all’Iraq, dall’Irlanda ai Balcani, da Cuba all’America Latina? Come si poteva pretendere che snaturassi la mia identità e negassi la mia professionalità, tanto più che queste erano quanto i lettori si attendevano e apprezzavano.
Non lasciamoci menare per il naso nello stile di una vera purga stalinista che pretende di eliminare posizioni politiche avanzando cause cliniche.
Resta infine da denunciare il clamoroso carattere antisindacale di una rescissione di contratto unilaterale, avvenuta senza consultazioni, spiegazioni, coinvolgimento del Comitato di redazione. Rescissione giustificata vergognosamente dal responsabile internazionale addirittura con un mio, presunto e a tutti evidente nella sua falsità, “antisemitismo”.
In ogni caso questo provvedimento, come è evidente a tutti, va molto al di là della mia persona e investe larga parte del partito nel suo diritto a esprimersi dialetticamente.
Senza neanche menzionare la buona educazione, da veri compagni, che ha contrassegnato tutta la vicenda.

Fulvio Grimaldi