La crisi del 2008: una recessione senza fine

Sicuramente tra i vostri ricordi della storia recente quando si parla di crisi viene subito in mente la grande depressione del 1929, dovuto al crollo di Wall Strett.
Ma siamo proprio sicuri che sia stata quella la più grande recessione che il mondo occidentale abbia davvero vissuto? Il mondo occidentale ha imparato dai suoi errori e dalla sua storia?

Ma andiamo con ordine.

Tutto ebbe inizio nell’estate del 2007. Prima di allora il mercato immobiliare americano era tra i più floridi del mondo civilizzato. Questo andamento positivo portò le banche a finanziare e concedere prestiti ( i cosiddetti prestiti subprime ) a individui che non godevano di nessuna liquidità e senza alcuna garanzia.

Inizialmente i tassi di interesse erano davvero bassi, e quindi il mercato continuava a crescere grazie a questi interventi bancari. Ma quando le banche decisero di aumentare i tassi di interesse sui mutui, fu allora che i clienti, che non avevano dato alcuna garanzia, risultarono insolventi.

Le banche iniziarono allora la corsa alla vendita dei debiti, che vennero acquisiti da altri investitori stranieri e da istituti finanziari oltreoceano. A causa di questa gravissima svendita tutto il mondo finanziario occidentale si trovò con debiti senza valore sulle spalle.

La crisi dei mutui subprime però non fu il solo atto di arroganza che gli Stati Uniti si concessero.

L’aumento dei prezzi del petrolio, per far fronte alla richiesta di nuove economie come la Cina e l’India, si rivoltò anche contro l’occidente, e il conseguente aumento dei prezzi dei beni primari che ha portato ha profonde crisi in stati europei se non addirittura a vere e proprio rivolte.

La crisi economica in Italia come in Europa ha avuto delle conseguenze disastrose. Prima di tutto la sfiducia dei contribuenti verso il sistema finanziario e bancario, che ha decretato anche il fallimento di piccole e medie imprese, che non riuscivano a far fronte alle spese senza l’aiuto di finanziarie. Da questo poi si è arrivati al più alto tasso di disoccupazione mai registrato in Europa, oltre il 60% della popolazione.

Negli ultimi anni molte sono state le piccole e medie imprese che hanno decretato bancarotta, le grandi aziende altre hanno delocalizzato, in paesi a regime fiscale agevolato, con la conseguenza che migliaia di persone hanno perso il lavoro, i consumi sono scesi, e ad oggi si registra ilanche il alto tasso di povertà sin dai tempi della guerra. Solo in Italia ci sono 7 milioni di persone sotto la soglia di povertà, ossia che non riescono ad accedere ai servizi basilari, non trovano lavoro, non hanno casa.

Solo i grandi istituti finanziari e i grandi imperi economici oggi detengono il potere economico, e su queste fanno affidamento gli Stati, che si trovano a dover trattare con loro anche nei processi decisionali politici.

Gli Stati non sembrano più avere le forze, soprattutto economiche per far fronte a questa profonda crisi, che sembra non avere fine. Ma è giusto che una stato di diritto debba subire ingerenze da parte del sistema bancario? Quando la finanza è diventata un’arma politica per assoggettare gli Stati? Fin quando il mondo occidentale non riprenderà a fare politiche che perseguano scopi sociali sicuramente non avremmo le nostre risposte.

 

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