Aleida Guevara, figlia del celebre comandante rivoluzionario, racconta della sua vita segnata da un padre entrato nel mito. Solidale con gli americani per la strage dell'11 settembre, condanna l'attacco a Kabul.
di Mara Montanari
L’unico tratto che ricordi il volto del padre, sono gli occhi scuri, dal taglio lungo. Aleida Guevara, la figlia del Che, è una signora dal viso paffuto che nella vita fa il medico. Il mestiere di suo padre, prima che diventasse il comandante rivoluzionario più famoso di ogni tempo. Quel comandante che la signora Guevara rivede nei ragazzi che sfilano nelle piazze dei paesi occidentali con il volto del Che sulla maglia. "Manifestano per un mondo più giusto e solidale. Per loro, almeno per alcuni, mio padre, Ernesto Guevara, non è solo un simbolo stampato sulla stoffa, una maglia da indossare".
E’ stata invitata a Roma da una fondazione che si occupa di medicina per parlare del sistema sanitario cubano. Parla la signora Guevara e con quella cantilena spagnola che sembra una melodia racconta di un paese dove l’aspirina non esiste a causa dell’embargo americano e il raffreddore si cura con le radici bollite di una pianta dal nome esotico che cresce a Cuba. "Nell’ospedale in cui lavoro - dice - c’è una macchina per i raggi X che ha più di quarant’anni. La regalò al governo cubano l’ex Repubblica Democratica Tedesca. I fondi per comprarne una nuova non li abbiamo e così continuiamo a usare quella". Parla anche, e con diffidenza, del presidente Bush, si dice solidale al popolo americano per la strage dell’11 settembre, ma condanna l’intervento in Afghanistan.
Aleida Guevara, è in corso a New York l’assemblea generale dell’Onu, dal 1992 Cuba chiede che venga interrotto l’embargo nei suoi confronti. Crede che i tempi siano ormai maturi?
La speranza è l’ultima a morire. Ma la presenza del nuovo presidnete americano, Bush, non credo ci sia d’aiuto. Tuttavia sta crescendo sempre più un fronte filocubano negli Stati Uniti. Ed è in questo che ho fiducia.
Come è stato vissuto a Cuba l’attacco alle Twin Towers?
Con sgomento. Sebbene gli Stati Uniti abbiano esercitato su di noi, con l’embargo, una sorta di terrorismo, noi non desideriamo il male di altri popoli. Siamo contro il terrorismo e in questo solidali con il popolo americano. Anche se condanniamo l’intervento militare in Afghanistan. Non è quella la via per combattere il terrorismo.
Lei medico, come suo padre. Una scelta personale o è stata influenzata dalla figura di suo padre?
Mio padre lo conosco e lo amo grazie ai racconti di mia madre e l’affetto che dimostra la gente per me, perchè sono la figlia di Ernesto Guevara. Mi sentivo in dovere di ricambiare quell’affetto e così ha scelto una professione, il medico, che fosse alla gente, al mio popolo.
Che effetto le fa vedere i ragazzi occidentali del movimento no-global che sfilano con addosso la maglia con il volto di suo padre?
Per me mio padre era mio padre e non un mito e quando vedo quei ragazzi con le magliette del Che, mi dico sarà solo una moda. Ma poi se li senti parlare, se conosci le loro ragioni, allora ti rendi conto che non è solo una moda. Almeno non per tutti. Perchè in quei ragazzi che si battono per un mondo più giusto, più solidale, ritrovo le battaglie di mio padre, ritrovo l’uomo Ernesto Guevara e non un volto su una maglietta.
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