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dal 10 dicembre 1953 al 15 novembre 1956

10 dicembre 1953 -
Scrive alla zia Beatriz: "... la mia vita è un mare di decisioni improvvise ... ti informo che oltre che medico sono giornalista e conferenziere ... ti abbraccia, ti bacia e ti vuol bene tuo nipote, quello con la salute di ferro, lo stomaco vuoto e la lucida fede nell'avvenire socialista".
dicembre 1953 -
Arrivando in Guatemala, Ernesto ha una lettera di presentazione per Juan Angel Nuñez, membro del governo Arbenz, e attraverso lui conosce l'esiliata peruviana Hilda Gadea, che sposerà qualche mese dopo. Tramite Hilda entra in relazione con Nico López e il gruppo di rifugiati cubani appena arrivati in Guatemala dopo l'assalto alla caserma Moncada, che alloggiavano alla pensione Cervantes nella Decima Avenida. Qui iniziano a chiamarlo Che. Lavora come medico al servizio del governo costituzionale.


Con Raùl Castro


Con Fidel

Il 'Che' con il capitano Jesus Suarez GayolIl 'Che' con il capitano Jesus Suarez Gayol

28 dicembre 1953 -
Scrive alla madre da Città del Guatemala le peripezie del viaggio: a piedi e in autostop dal Costarica, al Salvador e al Nicaragua, poi in macchina da Managua al Guatemala. Pubblica alcuni articoli scientifici sulla rivista "Siete", n° 45.
05 gennaio 1954 -
Scrive alla zia Beatriz dal Consolato Argentino di Città del Guatemala: "... questo è un paese dove uno può dilatare i polmoni e riempirseli di democrazia...".
15 gennaio 1954 -
Scrivendo alla sorella Ana María, dopo aver manifestato diffidenza per gente che ha conosciuto, le chiede un medicinale per l'asma che non trova in Guatemala: "... questo non è un buon clima per me e devo starmene a regime stretto...".
02 febbraio 1954 -
Scrive al padre: "... il tran tran quotidiano della battaglia per mangiare non mi ha consentito di conoscere il Guatemala come vorrei...".
12 febbraio 1954 -
Scrive a zia Beatriz che si fermerà in Guatemala almeno sei mesi e che poi ha intenzione di passare un anno altrove: nell'ordine Venezuela, Messico, Cuba, Stati Uniti. Nei due anni successivi progetta di visitare Haiti e Santo Domingo, poi andrà in Europa. La lettera è scritta su carta intestata dell'Istituto per lo Sviluppo della Produzione dove lavora Hilda Gadea. E' entrato nel Partito Comunista Guatemalteco e lavora anche come medico dei sindacati.
28 febbraio 1954 -
Lettera alla famiglia: "Le mie attività future sono un mistero anche per lo stesso Tata Dios ... sto organizzando materiale per un libro ... ma la lotta per il sostentamento quotidiano non mi consente di dedicare molto tempo alla cosa...". Lamenta di non poter essere un medico al servizio della comunità contadina per ragioni burocratiche (la non iscrizione a un sindacato lavoratori).
marzo 1954 -
Scrive ai genitori dal Petén, regione selvaggia del Guatemala, "luogo splendido perché vi fiorì la civiltà Maya e in seguito fu scenario della conquista di Alvarado, il capitano di Cortés, e ci sono più malattie che madonne..."; ancora la doppia passione per l'archeologia e la medicina.


Nelle carceri messicane, la prima foto
che ritrae insieme il Che e Fidel

aprile 1954 -
La passione per l'archeologia lo fa dispiacere di non aver potuto visitare le rovine di Tikal e di Piedras Negras. Espone altri progetti di viaggio: "Europa occidentale per due anni, di cui almeno sei mesi a Parigi; Europa orientale un anno o due, metà in Russia, due o tre anni in Asia, gran parte dei quali in India e Cina, poi l'Africa alla ventura e il mondo è finito".
10 maggio 1954 -
Lettera alla madre: "... in Guatemala potrei diventare molto ricco... mettere su una clinica e dedicarmi all'allergologia (qui è pieno di colleghi del 'soffiotto'). Farlo sarebbe il più orribile tradimento ai due io che lottano in me, il socialista e il viaggiatore...".

Nelle carceri messicane, il Che (a terra,vestito di bianco) con i rivoluzionari cubani. Al centro la cubana María Antonia González

15 maggio 1954 -
Lettera ai fratelli: "... me ne vado in Salvador..."; è scaduto il visto in Guatemala.
giugno 1954 -
Scrive alla madre datando: "primo mese della speranza"; racconta delle rovine dei Pipiles, la popolazione autoctona che dalle Ande si era spinta alla conquista del sud; dei giorni passati al mare in Honduras in attesa del visto che non gli viene concesso; del Salvador e delle visite archeologiche, descrivendo con estremo interesse caratteristici Buddha in bassorilievo molto vicini alle civiltà indostane. Dopo aver lavorato come scaricatore a Puerto Barrios, col treno è tornato in Guatemala.

20 giugno 1954 -
Scrive alla madre un'appassionata analisi dei pericoli che gravano sulla repubblica democratica del colonnello Arbenz, osteggiata dalla United Fruit, che ha assoldato mercenari honduregni e promuove bombardamenti sulla capitale.
04 luglio 1954 -
Lettera alla madre: la situazione politica in Guatemala è stata violentemente ribaltata dal golpe di Castillo Armas. Scrive in questo periodo un articolo di 14 cartelle intitolato "Ho visto la caduta di Jacobo Arbenz". Aiuta gli amici cubani e guatemaltechi a rifugiarsi nell'Ambasciata Argentina dove anche lui è ospite. Messi in salvo gli amici, progetta di partire in treno per il Messico.

07 agosto 1954 -
Scrive alla madre: "... qui ho risolto le mie cose e me ne vado in Messico...".
inizio settembre 1954 -
Lettera alla famiglia di raccomandazione e di presentazione per gli esuli guatemaltechi in Argentina. A proposito di uno di essi scrive con l'ironia che gli è abituale: "... nei duri mesi della dominazione rossa, quando i miei piedi baciavano la polvere del Guatemala... mi fece dare un buon paio di scarpe con le quali penso di calpestare altre terre, con la sola ricompensa di un sorriso... Adesso è l'occasione per fare qualcosa pagando il debito di gratitudine che ho nei suoi confronti...".
fine settembre 1954 -
Scrive a zia Beatriz da Città del Messico: "... la città... mi ha ricevuto con tutta la sua indifferenza di grande animale, senza farmi carezze né mostrarmi i denti... un affettuoso abbraccio, baci dosati e altre erbe e se trovate qualche soldo di troppo venite a farmi visita alla mia magione di via Quatecmoc, terza traversa a sinistra. Finché non sarà finito l'ottavo piano, continuate a scrivere al consolato".

30 settembre 1954 -
Scrive al padre sui progetti di sopravvivenza: borsa di studio, sceneggiatore per il cinema e un visto per gli USA.
novembre 1954 -
Fa il fotografo di piazza in attesa della borsa di studio o di una condotta medica.
dicembre 1954 -
Scrive alla madre di essere stato assunto come redattore all'Agenzia "Prensa Latina". Alla mattina lavora come volontario in ospedale e continua anche la fotografia, "dedicandomi a cose più importanti come studi e alcune cosette strane che ci sono da queste parti...".
gennaio 1955 -
Raccoglie materiale "per un libriccino che porta il pretenzioso titolo 'La funzione del medico in America Latina'... in quale momento ho smesso di ragionare per abbracciare qualcosa di simile a una fede non posso dirlo neanche in modo approssimativo perché il cammino è stato lunghetto e con molti ripensamenti...".
febbraio-marzo 1955 -
Scrive al padre di aver portato a termine tre lavori scientifici che gli fanno ben sperare in una borsa di studio a Parigi.
09 aprile 1955 -
Scrive alla zia di essere stato coinvolto come fotografo nei Giochi Panamericani e che l'Agenzia Prensa Latina ha cessato la sua attività. Si firma: Stalin 2°.

09 maggio 1955 -
Scrive alla madre di aver ottenuto una borsa di studio che comprende vitto, alloggio e pochi centesimi, nonché la pubblicazione dei suoi lavori.
maggio 1955 -
Lavora in ospedale nel reparto cardiologia e allergologia. Ha 200 pazienti da assistere. Vive in un piccolo appartamento con Julio Roberto Cáceres detto Patojo e con Hilda Gadea, divenuta sua moglie. Si rivivificano i rapporti con Nico López e altri cubani del gruppo 26 Luglio. Arriva in Messico Raúl Castro; qualche settimana dopo anche Fidel Castro.
27 maggio 1955 -
Scrive al padre delle sue ricerche sui propectani e sulla ialunoridasi, e continua: "La Habana mi attrae particolarmente per riempire il cuore di paesaggi ben mescolati con passi di Lenin... se il prossimo paese che visito è Cuba, lì non lavorerò ma farò un rapido giro per far visita all'intera gamma di amicizie che ho stretto durante il loro esilio...".

17 giugno 1955 -
Scrive alla madre: "... la mia vita extramedica prosegue in un monotono ritmo domenicale intervallato da imprese come la scalata al Popocatépetl (ho potuto vedere finalmente le viscere della Pachamama)... ho una quantità di ragazzetti ammirati dalle mie avventure o interessati a imparare qualcosa delle dottrine di San Carlos...".
luglio-agosto 1955 -
Guevara viene presentato a Fidel Castro a casa di María Antonia Gonzáles de Paloma, in Calle Amparan 49. Dopo una notte interamente passata a parlare, all'alba Fidel Castro lo arruola come medico della sua spedizione per la liberazione di Cuba.

20 luglio 1955 -
In una lettera alla madre analizza la situazione politica argentina dopo il golpe antiperonista del 16 giugno: a Guevara la posizione internazionale del peronismo appare come una forza in opposizione agli Stati Uniti. Conclude la lettera descrivendo la scalata al Popocatépetl con un cubano.
20 luglio 1955 -
A zia Beatriz scrive che i suoi lavori scientifici lo porteranno "nel paese il cui nome ignorano tutti meno Dio e la sua mano destra".
24 settembre 1955 -
Scrive alla madre delle ripercussioni in America Latina della caduta di Perón. Poi continua: "non so se avete ricevuto la notizia ufficiale del mio matrimonio e dell'arrivo dell'erede. Se non è così, ti comunico la nuova ufficialmente perché la trasmetta agli altri: mi sono sposato con Hilda Gadea e avremo un figlio tra poco".

Negli anni della guerriglia a Cuba (1957 - 1958)

07 ottobre 1955 -
Scrive alla zia: "aspetto un Vladimiro Ernesto tra poco tempo; naturalmente lo aspetto io ma lo avrà mia moglie... qui, in questi giorni, è piovuto tanto da trapassare quasi il mio impermeabile di forte tela cordobese (d'adozione)... alla fine del mese con Hilda andremo a visitare le rovine più antiche dei Maya...".
09 novembre 1955 -
Scrive alla madre sulla situazione politica in Argentina. Parlando delle cose di ogni giorno dice: "...i miei progetti e i miei lavori sono sempre gli stessi... in generale non sappiamo nulla del nostro futuro e non sarebbe strano che ce ne andassimo in qualche paese dell'Asia... l'erede va a gonfie vele senza complicazioni... passeremo qualche giorno nello Yucatán per vedere il tempio di Chichén-Itzá e altri simili...".
05 dicembre 1955 -
Alla madre: "mi sto commercializzando per vedere se possiamo far fronte all'arrivo del bebè in perfette condizioni finanziarie".
dicembre 1955 -
Compie gite ai vulcani dello Ixtachmatal e si prepara per il congresso di allergologia che si terrà a Vera Cruz nel marzo seguente.
gennaio 1956 -
Scrive alla madre: "i vulcani continuano a essere preda dei miei iracondi piedi conquistatori... Il lattante nasce l'ultima settimana di febbraio. Dopo marzo decido della mia vita...".
febbraio 1956 -
Inizia l'addestramento al Poligono di tiro di Los Gamitos, vicino a Città del Messico.
09 febbraio 1956 -
Scrive al padre, congedandosi con "grandi abbracci da Siddharta Guevara".
primavera 1956 -
Continua l'addestramento al ranch Santa Rosa, vicino alla città di Chalco. L'istruttore è il generale Alberto Bayo dell'esercito repubblicano spagnolo.
marzo 1956 -
Scrive alla madre datando "25 della nuova era" per annunciare la nascita di Hildita, sua primogenita: "... spero di vederti in qualche posto, in questa cacchina di Dio chiamata Terra...".
13 aprile 1956 -
Nella lettera alla madre parla della piccola Hilda: "... la mia anima comunista si espande pletorica: è venuta fuori uguale uguale a Mao Tse Tung... insegnerò fisiologia all'Università di Città del Messico...".

15 aprile 1956 -
Scrive al padre: "... se non diventerò una personalità della scienza medica come scienziato, lo diventerò come divulgatore della dottrina di San Carlos dagli alti seggi universitari...".
20 giugno 1956 -
Viene arrestato con Fidel Castro, Universo Sánchez, Ramiro Valdés e, successivamente, con altri ribelli tra i quali María Antonia Gonzáles.
02 luglio 1956 -
Al processo vengono liberati tutti i prigionieri, salvo Castro, Guevara e Calixto García a causa del permesso di soggiorno scaduto.
10 luglio 1956 -
I genitori ricevono una lettera dal carcere in cui Ernesto rivela esplicitamente i suoi legami con i rivoluzionari cubani e di aver abbandonato la medicina.

15 luglio 1956 -
Sempre dal carcere, risponde alla madre che gli rimprovera la vacuità dello sciopero della fame: "...l'abbiamo fatto due volte: la prima hanno liberato 21 dei 24 detenuti, la seconda hanno annunciato che avrebbero liberato Fidel Castro, il capo del movimento, il che dovrebbe accadere domani...".
31 luglio 1956 -
Dopo l'avvenuta liberazione di Castro (il 24), anche Guevara e García vengono rilasciati dopo 57 giorni di carcere.

Nella fase finale della guerriglia a Cuba

fine agosto 1956 -
Scrive alla madre: "... la mia strada sembra allontanarsi lentamente e fermamente dalla medicina... San Carlos ha fatto un buon acquisto... mamma, un grande bacio dal tuo figlio clandestino...".
settembre 1956 -
Scrive a zia Beatriz dalla clandestinità, scherzandoci sopra: "... sono in villeggiatura in attesa che si risolva la mia richiesta di asilo politico nel paese".
15 novembre 1956 -
Scrive alla madre: "...ancora in terra messicana... vedo Hilda qualche fine settimana...".

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