lunedì, ottobre 05, 2009

Ciao Negra!

Mercedes Sosa ci ha lasciato ma è una di quelle persone che non moriranno mai, incredibile artista, la sua voce continuerà a far sognare e a dare speranza a milioni di persone...
Gracias a tu vida que nos ha dado tanto, gracias a tu voz y a tu corazon, nunca te olvidaré!



http://www.mercedessosa.com.ar/

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lunedì, settembre 28, 2009

Precipita la situazione in Honduras


Decreto esecutivo calpesta le libertà individuali e collettive
Ultimatum al Brasile ed agli altri paesi che hanno rotto relazioni con il governo di fatto



Pugni in alto per il popolo honduregno © (Foto G. Trucchi)


L’appello fatto dal presidente legittimo dell’Honduras, Manuel Zelaya Rosales, affinché la popolazione si concentri a Tegucigalpa per celebrare tre mesi di lotta e resistenza contro il colpo di Stato, ha scatenato la reazione del governo di fatto e dei poteri politici, economici e militari che l’hanno orchestrato, diretto ed eseguito, conducendo il paese verso un abisso. Un vicolo cieco che mette la parola FINE alle aspettative di un dialogo nazionale e che trascina il popolo honduregno verso uno scenario molto pericoloso di violenza e morte.

“Il 28 settembre compiremo tre mesi di resistenza contro il colpo di Stato militare ed in tutto questo periodo il popolo honduregno ha dimostrato la sua grande capacità di lotta – ha detto il presidente Manuel Zelaya durante una conferenza stampa all’interno dall'ambasciata del Brasile dove si è rifugiato la scorsa settimana –.

Manifestiamo che persiste un atteggiamento negativo da parte del regime di fatto di non volere ascoltare il nostro appello al dialogo, che ha l’obiettivo di riportare la pace e la libert nel paese.

La risposta al nostro appello – ha continuato Zelaya – è stata la repressione contro il popolo, contro di me e le persone che mi accompagnano in questa sede diplomatica.

Chiedo a tutto il popolo honduregno ed in modo speciale alle organizzazioni della resistenza, che il 28 settembre si manifestino in modo pacifico in tutto il paese”.

Verso l'abisso

La reazione inconsulta del governo di fatto non si è fatta attendere ed in meno di 24 ore sono state prese una serie di misure che hanno messo il paese sull'orlo di un abisso.

É stato presentato al governo brasiliano un ultimatum affinché entro 10 giorni definisca lo status del presidente Zelaya. Trascorso questo termine verranno rotte le relazioni con il paese sudamericano e non verrà riconosciuto come territorio straniero l'edificio che ospita la sede diplomatica, aprendo in questo modo la porta ad un possibile intervento militare.

Immediata la risposta del presidente brasiliano Inacio Lula Da Silva che ha qualificato il presidente di fatto Roberto Micheletti come “un usurpatore nel potere" ed ha detto di non volere minimamente rispettare un ultimatum emesso da dei golpisti.

Il governo di fatto ha inoltre sollecitato il personale diplomatico dell'Argentina, Messico, Venezuela e Spagna, paesi che hanno rotto le relazioni con l’Honduras, di togliere gli emblemi dalle sedi e consegnare le credenziali che li identificano come tali.

Allo stesso modo ha proibito l'entrata in Honduras agli ambasciatori di questi paesi ed ha posto come condizione agli altri ambasciatori che avevano abbandonato il paese di presentare nuove credenziali per essere accettati.

Momenti di tensione si sono vissuti all'aeroporto internazionale di Toncontín, quando quattro funzionari dell'Organizzazione degli stati americani, Osa, sono stati prima trattenuti e poi fatti risalire sull’aereo, impedendo loro l’entrata in Honduras.
Solamente a uno di loro è stata concessa l’entrata e la permanenza per un periodo molto limitato di tempo.

"Ció a cui stiano assistendo è l'intenzione del governo di fatto di creare un vero e proprio isolamento mediatico, affinché non si sappia ciò che accadrà lunedì e martedì in Honduras – ha denunciato Andrés Pavón, Presidente del Comitato per la difesa dei diritti umani in Honduras, Codeh –.

Hanno pianificato una grande repressione contro i manifestanti, arrestare ed uccidere come hanno fatto fino ad adesso. Non vogliono che la Osa o la Commissione interamericana dei dirtti umani, Cidh, vedano cosa accade.

Abbiamo già 15 persone uccise per motivi politici e questi delitti sono classificabili come delitti di lesa umanità, come è il caso della ragazza morta per i gas lacrimogeni che la polizia ha sparato durante lo sgombero della zona adiacente all'ambasciata del Brasile – ha concluso Pavón.

Wendy Elizabeth Ávila, 24 anni, è deceduta la notte del 26 settembre a causa di complicazioni respiratorie dopo vari giorni di agonia. Il suo corpo è stato velato da migliaia di persone nelle installazioni del Sindacato dei Lavoratori dell'Industria delle Bevande e Simili, Stibys.

Zero diritti individuali e collettivi

Come un’ennesima azione repressiva, il governo di fatto ha firmato un Decreto Esecutivo con il quale sospende a tempo indefinito le principali garanzie costituzionali del popolo honduregno.

Secondo il decreto vengono sospesi vari articoli della Costituzione e in questo modo "Si proibisce qualsiasi riunione pubblica non autorizzata dalle autorità poliziesche o militari", dando la facoltà a tali forze repressive di dissolverlea con la forza.

Prevede anche la proibizione di “Emettere pubblicazioni attraverso qualsiasi mezzo di comuniocazione parlato, scritto o teletrasmesso che offendano la dignità umana, i funzionari pubblici o attentino contra la legge, le risoluzioni governative, la pace e l'ordine pubblico”.

Con un atto di grave violazione alla libertà di espressione, che punta ovviamente alla chiusura dei mezzi di comunicazione che continuano a denunciare il colpo di Stato, come Radio Globo, Canale 36, Radio Progresso e le radio comunitarie, il decreto ha dato alla Commissione Nazionale dellei Telecomunicazioni, CONATEL, e alle Forze Armate l'autorizzazione a “sospendere qualunque stazione radio, canale di televisione o sistema via cavo che non adatti la propria programmazione alle presenti disposizioni”.

Infine, il decreto ordina “lo sgombero di tutte quelle installazioni dello Stato che sono state occupate illegalmente”, mettendo in serio pericolo le organizzazioni contadine e il Sindacato dei Lavoratori dell'Istituto Nazionale Agrario (SITRAINA), affiliato alla UITA, che da tre mesi hanno occupato questa istituzione.

La Resistenza risponde

Con una massiccia assemblea, il Fronte nazionale contro il colpo di Stato ed uno dei suoi principali leader, il dirigente sindacale Juan Barahona, hanno chiesto alla gente di non avere paura e di continuare con la lotta.

“Continueremo sotto il fuoco delle pallottole, il fumo dei gas lacrimogeni e gli stivali militari. Ci alzeremo e ci libereremo di questa dittatura, perché bisogna sconfiggerla – ha detto Barahona davanti alla folla ed alla bara di Wendy Elizabeth Ávila –.

Non possono essere più forti di un popolo che lotta con coraggio e dignità. Per questo motivo non possiamo retrocedere in questa lotta, perché oggi è Patria o Morte. Perché è una lotta di dignità dove esponiamo la cosa più preziosa che abbiamo e cioè la vita. Perché oggi il sangue dei martiri si trasformerà in seme di libertà”, ha concluso.

Oggi, 28 settembre, il Fronte nazionale contro il colpo di Stato, sfidando il decreto si riunirà davanti all’Università Pedagogica per marciare nuovamente e celebrare in questo modo i tre mesi di resistenza contro il golpe.

© (Testo e Foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )

http://www.nicaraguaymasespanol.blogspot.com/

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lunedì, agosto 31, 2009

Honduras Resiste



Come faranno i governi terroristici nord americani ed europei a fermare questo tsunami? Useranno i golpe, il terrorismo e le dittature con i loro milioni di desaparecidos come in passato hanno fatto in Latino America o passeranno alle bombe come in Jugoslavia, Irak, Palestina, Vietnam, Corea, Afghanistan,...
Come esporteranno questa volta la loro democrazia?
p.s. test: che differenza c'é tra un bambino italiano ed uno honduregno?

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martedì, luglio 14, 2009

Esami di maturità

video interessante

domenica, luglio 05, 2009

Video Piazza Alimonda 2008

Il cuore grande dell’Honduras resiste ed avanza

Honduras
Il cuore grande dell’Honduras
resiste ed avanza
Straripante marcia a Tegucigalpa. A San Pedro Sula l'esercito reprime ancora la popolazione. Oggi arrivano le massime autorità dell'Osa


Per il terzo giorno consecutivo la gente è scesa in strada dicendo NO al golpe (Foto G. Trucchi)


Risulta difficile trovare nuove parole per descrivere l'enorme cuore di questo popolo honduregno che resiste, avanza senza paura e continua a manifestarsi massicciamente, chiedendo che si ristabilisca l'ordine costituzionale brutalmente violentato dal colpo di stato di domenica scorsa.

Una straripante marcia che per il terzo giorno consecutivo ha riunito decine di migliaia di persone che respingono il colpo di stato, ha attraversato le strade di Tegucigalpa ed è arrivata fin sotto gli uffici dellle Nazioni Unite, dove i dirigenti dei movimenti popolari e sindacali hanno consegnato un documento nel quale chiedono il sostegno di questa orgnizzazione mondiale, per ristabilire l'ordine costituzionale in Honduras, come lo hanno fatto il giorno prima con la delegazione dell'Organizzazione degli stati americani, Osa.

Una moltitudine che ha percorso chilometri cantando, lanciando slogan, ballando al ritmo dei tamburi della comunità garifuna, mostrando i loro striscioni e cartelli sui quali ridicolizzavano l'attuale governo spurio e che, improvvisamente, con un mano sul cuore e l’altra mostrando il pugno, intonava l’inno nazionale.

Sorprendente anche la capacità ed il livello organizzativo del Fronte nazionale contro il colpo di stato in Honduras, istanza che riunisce le varie organizzazioni popolari e sindacali del paese, ed il livello di coscienza dei partecipanti.

A dispetto dell'evidente e compresible rabbia per quanto accaduto domenica scorsa e per la brutale repressione dell’esercito e della polizia, durante il percorso non si sono verificati né atti di violenza, né azioni vandaliche. La marcia si è sviluppata pacificamente, dando prova di maturità e di profonda convinzione in ciò che queste organizzazioni stanno facendo.

"La risposta della rappresentante della Onu è stata molto chiara. Sono d’accordo con noi, non stanno avallando il colpo di stato ed aderiscono alla decisione che nei giorni scorsi ha preso l'Assemblea Generale di questa organizzazione mondiale contro i golpisti – ha dichiarato il leader sindacale Juan Barahona uscendo dalla riunione –.

C'è una precisa decisione di rispettare questa risoluzione affinché i golpisti abbandonino il potere. Continueremo con la resistenza popolare per le strade e stiamo agendo in base all'articolo 3 dalla Costituzione che stabilisce che nessuno può obbedire ad un governo usurpatore, e che il popolo ha il diritto d’insorgere. Un'insurrezione popolare e pacifica contro i golpisti e domani manifesteremo nuovamente", ha affermato Barahona.

Ancora repressione

Se da una parte le organizzazioni popolari continuano a dimostrare la loro convinzione a continuare con una mobilitazione pacifica, l'atteggiamento del governo spurio sembra puntare sempre di più sulla violenza.

A San Pedro Sula, nel nord del paese, più di 5 mila manifestanti che presidiavano il parco centrale da quattro giorni sono stati brutalmente sfollati dall’esercito e dalla polizia.

"Cinque minuti prima della repressione, un elicottero ha sorvolato la zona controllata dai manifestanti – ha raccontato il coordinatore del Bloque Popular e dirigente dello STIBYS, Erasto Reyes –.

Un plotone dell'Esercito Nazionale ha poi tentato di accerchiare la manifestazione ed i militari hanno iniziato a sparare con le loro armi. I poliziotti antisommossa hanno lanciato bombe lacrimogene, gas urticante ed hanno sparato violenti getti di acqua dai loro camion.
Sono state arrestate 68 persone, che sono state poi rilasciate in tarda serata. Ci hanno raccontato che durante l’arresto sono stati rinchiusi in cella e che gli lanciavano lacromogeni e gas urticante.
Ci sono stati vari feriti, uno dei quali per arma da fuoco.

Invece di cercare la pace – ha continuato Reyes – continuano con questo atteggiamento repressivo. Abbiamo sempre manifestato pacificamente e siamo anche stati molto chiari con i partecipanti alle manifestazioni, dicendo loro che si sarebbero assunti le loro responsabilità in caso di violenza o atti vandalici.

Quanto accaduto oggi non intimorisce la gente e domani siamo già pronti per un’altra mobilitazione, pacificamente, perché la repressione non dipende dall’atteggiamento del popolo, bensì dai politici golpisti che hanno seppellito la democrazia. Non torneremo sui nostri passi fino a che non venga ristabilito l'ordine democratico”, ha concluso il dirigente sindacale e popolare.

Secondo le dichiarazioni dei manifestanti, il governo illegale avrebbe cominciato un'intensa opera di persecuzione contro i sindaci che continuano a rimanere fedeli l presidente Manuela Zelaya. A San Pedro Sula, come in altre decine di comuni, i sindaci sono stati destituiti e rimpiazzati con persone vicine al governo di Micheletti.

Pressione internazionale contro il governo spurio

Mentre aumenta l'attesa per un possibile ritorno in terra honduregna del presidente Manuel Zelaya, la comunità internazionale aumenta la propria pressione contro il governo di Roberto Micheletti.

Su inviato del governo spagnolo, tutti i paesi dell'Unione Europea hanno deciso di richiamare i loro ambasciatori. La Ue ha inoltre sospeso le negoziazioni dell'Accordo di Associazione, AdA, con il Centroamerica, mentre per oggi è previsto l’arrivo dell’eurodeputato spagnolo della Sinistra unitaria europea-Sinistra verde nordica, Willy Meier.

Durante la giornata si prevede anche l’arrivo del segretario generale dell’Osa, José Miguel Insulza, il quale oltre a riunirsi con il governo, dovrebbe anche incontrare le organizzazioni che stanno portando avanti la protesta contro il colpo di stato.

Insulza ha dichiarato che la sua intenzione non è quella di negoziare con il governo spurio, bensì di presentare il documento della risoluzione con la quale si condanna il colpo di stato e si esige il ritorno di Zelaya in un termine massimo di 72 ore, termine che scadrà durante le prime ore di sabato prossimo.

© (Testo e foto Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua www.itanica.org )