Porto Marghera, una sentenza che inquina!!
PETROLCHIMICO MARGHERA.
IL PROCESSO E LA STORIA
Nella zona industriale di Porto Marghera troveranno posto prevalentemente quegli impianti che diffondono nell'aria fumo, polvere o esalazioni dannose alla vita umana,che scaricano nell'acqua sostanze velenose, che producono vibrazioni e rumori(articolo 15, 3° comma, Norme tecniche di attuazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Venezia, in vigore dal 1962 al 1990).
Il processo
Il 13 marzo 1998 si era aperto, presso l'aula bunker di Mestre, il processo contro i vertici di Enichem e Montedison per le morti causate dalle lavorazioni di CVM e PVC al Petrolchimico di Porto Marghera e per i danni ambientali provocati.
L'indagine si era aperta in seguito alla denuncia di un gruppo di lavoratori e di ambientalisti dell'associazione "Medicina Democratica", tra i quali l'ex operaio del Petrolchimico Gabriele Bortolozzo, che era partito dalla triste constatazione di essere rimasto l'unico sopravvissuto tra i lavoratori di un reparto in cui si trattava il cloruro di vinile monomero (CVM).
I capi d'imputazione formulati dal pubblico ministero Felice Casson riguardavano:
- reati commessi nei confronti dei lavoratori come, per citare i più gravi, strage ed omicidio colposo; al momento dell'inizio del processo l'inchiesta ha accertato la morte per tumore di oltre 150 operai e malattie di diversa gravità per altri 400 circa;
- reati commessi contro l' ambiente, riassunti nell' accusa di disastro ambientale.
La realtà dell'inquinamento
Negli anni '70 venivano rilasciate annualmente 242.000 tonnellate di fumi tossici. Ogni giorno venivano emesse in atmosfera 4,6 tonnellate di CVM, 3,5 di dicloroetano, 800 chili di acido nitrilacrilico. Nell'acqua venivano scaricate 22.000 tonnellate annue di composti tossici, molti dei quali cancerogeni, comprese 45 tonnellate di metalli pesanti. 80 milioni di tonnellate di fanghi tossici sono state scaricate prima in laguna e successivamente in Alto Adriatico. 4.000 tonnellate di scarti di produzione dell'acido fluoridrico e fosforico venivano scaricate quotidianamente in laguna fino alla fine del 1988. Nel 1988, al principale scarico del Petrolchimico SM15 sono state quantificate 17 tonnellate annue di bromoformio, 47 tonnellate di fanghi, 65 chili di idrocarburi policiclici aromatici in grado di contaminare da soli oltre 260 tonnellate di fondali lagunari.
Nel 1994 il Magistrato alle acque stimava per lo stesso scarico l'immissione di 70 tonnellate di solventi organici aromatici, 220 chili di cloroformio, 2 chili di tetracloruro di carbonio, oltre 2 tonnellate di dicloroetano, 320 chili di tricloroetilene, 400 di percloroetilene, oltre 22 tonnellate di bromoformio, 920 chili di dibromoclorometano e 90 chili di bromodiclorometano.
Nel 1998 nell'area del Petrolchimico sono stati censiti 1498 camini da cui vengono immesse annualmente in aria 53.000 tonnellate di 120 diverse sostanze tossiche e nocive: 550 tonnellate di composti cancerogeni di cui 98 tonnellate di acido cloridrico, 66 di acido solforico, 7,7 di CVM, 9 di cloroetano, 1.500 di idrocarburi policicli ci aromatici, 5 milioni di ossido di carbonio e 2 milioni di polveri.
Infine sono state localizzate 120 discariche abusive di rifiuti tossici nocivi per complessivi 5 milioni di metri cubi.
La verità sulla nocività e sul danno ambientale
Anche per quello che riguarda le emissioni (aria, acqua e suolo) del Petrolchimico, le varie consulenze al processo hanno dato la possibilità di ottenere dati più aggiornati (e spesso anche più preoccupanti) di quelli ufficiali, che solitamente si basano sulle autodichiarazioni delle industrie. Alcuni esempi si possono trovare nell'ampio materiale presente sul sito internet che raccoglie gli atti del processo (www.petrolchimico.it). Per esempio, per il CVM e le diossine, i valori reali risultano almeno 2-3 volte più alti di quelli finora noti, arrivando fino a 20-40 ton di CVM all'anno, equivalenti a quasi 10-30 g di diossina.
Il concetto di fondo - che noi contestiamo - espresso dalla sentenza di assoluzione emessa il 2 novembre 2001, è che tutti i "danni" sono stati prodotti prima del 1970 oppure che non sarebbe stato noto, prima del 1973, il livello di rischio connesso al CVM.
Per quello che riguarda l'ambiente, vengono fatte due affermazioni principali: (1) "Il processo ha consentito di accertare che lo stato di inquinamento dei canali industriali - pur sussistente - è tuttavia risalente ...tra la metà degli anni 70 e i primi anni 80", e (2) "Lo stato attuale della contaminazione dei canali industriali e della ittiofauna - pur rilevante - non è tale da costituire un pericolo reale per la salute pubblica". In altre parole, dice che discariche e sversamenti in laguna risalgono a più di 20-30 anni fa, e che le quantità di veleni contenuti in pesci e molluschi sarebbero inferiori ai parametri dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Durante il processo i consulenti dell' accusa avevano portato una serie impressionante di evidenze su almeno 4-5 punti, e cioè:
a) per quello che riguarda il primo aspetto (nessuno scarico dopo il 1970) sono stati presentati dati in cui si evidenzia, ad esempio, che il canale Brentella, che era stato dragato completamente nel 1964, si è continuato a riempire di scarichi contaminati almeno fino agli anni '90;
b) alcune "carote" di fango, raccolte in laguna di fronte al Petrolchimico, e presentate al processo dalla stessa difesa, dimostrano che l'inquinamento - in alcuni casi sta ancora aumentando.
c) attraverso lo studio delle "impronte" della diossina si è anche dimostrato che non è vero che tutto l'inquinamento derivi dalla prima zona industriale, ma che la caratteristica "impronta del cloro", dovuta alle lavorazioni di PVC, CVM e DCE viene scaricata ed è distribuita in tutta la laguna anche ora;
d) dati raccolti nel 1998 e 1999 sulle ricadute atmosferiche hanno dimostrato che c'erano state significative emissioni, che hanno superano i livelli che, ad esempio, il ministero per l'ambiente del Belgio ha imposto per la salvaguardia della salute. Queste stesse misure hanno anche dimostrato che la fuga di 3000 kg di CVM del 8 Giugno 1999 ha causato ricadute fino a Valle Figheri e nel centro storico.
Per la seconda affermazione, che riguarda la presunta assenza di tossicità negli organismi e nei sedimenti della laguna, il processo ha dimostrato:
e) che i valori dei sedimenti (fanghi) superano di gran lunga i valori guida considerati pericolosi per l'ambiente marino, a causa di un "cocktail" micidiale di inquinanti, quali mercurio, arsenico, cadmio, diossine, esaclorobenzene e idrocarburi;
f) che se si utilizzano tutti gli inquinanti (e non solo le diossine) i valori trovati in molluschi e pesci nella laguna di VE superano abbondantemente i limiti dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (che attualmente va da 1 a 4 pg ITE per kg di peso corporeo)...
Quanto ai danni alla salute umana, il compianto professor Cesare Maltoni, grande oncologo, ha sostenuto nel processo, che fin dagli anni '50 era nota la nocività del CVM, che si sapeva provocare gravi patologie anche se non tumorali, mentre risale al 1970 la conoscenza della sua cancerogenicità. Il magistrato Raffaele Guariniello, commentando la sentenza, ha ribadito che "dagli anni '40 sono nati i danni epatici e dagli
anni '60 quelli vascolari provocati dal CVM. In base alle leggi esistenti, la Montedison avrebbe dovuto prendere provvedimenti molto prima del 1973". Agli atti del processo è inoltre allegata una lettera interna della Montedison che conferma questa conoscenza, da parte dell'azienda, fin dagli ultimi anni '60, della nocività del CVM ma anche l'intenzione di "tenerla segreta" e di non adottare alcun provvedimento (linea ribadita negli anni successivi con la famigerata direttiva sul "non mantenere" per risparmiare).
Infine, l'ultima argomentazione della sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Venezia, riguarda la presunta assenza di leggi che, all'epoca in cui avvenivano la maggior parte dell'inquinamento e dei danni alla salute, tutelassero l'ambiente e i lavoratori. Commentando la sentenza, lo stesso dottor Raffaele Guariniello, un magistrato assai esperto di tali questioni, ha detto: "In materia di igiene ambientale vi era già una buona legge del 1927 che nel 1956 è stata ripresa e migliorata. Sulla base di questa normativa si è affermata la responsabilità degli imputati in decine di processi". Valutazioni analoghe hanno espresso altri esperti o magistrati, come GianfrancoAmendola, una delle massime autorità in materia.
La presenza di leggi applicabili anche oggi, nulla toglie, per il passato, alle responsabilità di una classe politica che certamente è stata del tutto inadeguata di fronte al compito di tutelare la salute e l'ambiente e i diritti dei lavoratori e dei cittadini o, peggio, che è stata complice e subalterna alle logiche del massimo profitto e del massimo sfruttamento, come dimostra la previsione compresa nel Piano Regolatore Generale
del Comune di Venezia del 1962 (abrogata solo nel 1990), che non a caso citiamo in apertura di questo nostro documento. Ma le colpe della classe politica del passato non possono cancellare i doveri, e la coscienza, di chi deve giudicare e decidere oggi.
Per questo non siamo d' accordo con la sentenza del 2 novembre, giorno dei Morti, nel quale ai morti non è stata resa giustizia.
Per questo chiediamo che si ricorra in appello contro questa sentenza.
Per questo chiediamo che il Tribunale Permanente dei Popoli tenga a Marghera una sessione speciale dedicata a tutta la nostra vicenda.
Per questo chiediamo che le cose cambino, che le produzioni nocive cessino, che si risani radicalmente l'ambiente e si avvii uno sviluppo davvero compatibile con la salute umana e il contesto naturale.
Venezia - Marghera, novembre-dicembre 2001
A cura di:
"Parte Civile"
Comitato per la giustizia e la verità su Porto Marghera
c/o Municipio di Mestre, via Palazzo 1
PORTO MARGHERA: ECCO LE PAROLE DEL DOLORE
Questa lettera è stata pubblicàta sul quotidiano "il Manifesto" pochi giorni dopo la sentenza scandalo di Porto Marghera nel quale le famiglie di 157 operai morti di cancro accusavano, prove in mano, il Petrolchimico di omicidio colposo per i danni ricevuti durante una vita di lavoro.
Il programma " Alcartaz" di Diego Cugia, alias Jack Folla, propone questa lettera della figlia di uno degli operai morti al Petrolchimico dopo anni di lavoro e di atroci sofferenze.
JACK FOLLA: PRESIDENTE, ECCO LE PAROLE DEL DOLORE
"Caro Jack, mio padre è morto, sputando, vomitando sui muri della cucina perché non riusciva a controllare il suo corpo. Si vergognava perché in una casa di 70 mq non puoi nascondere, non riesci a soffocare i rumori di un corpo operato tante volte senza sincere spiegazioni. Immaginate un uomo onesto, sensibile, un incredibile lavoratore mostrarsi così giorno dopo giorno per più di un anno alle figlie, alla moglie. L' espressione violenta di chi non vuole lasciarsi vincere dal male, di chi
viene calmato solo dalla morfina, di chi viene sommerso di bugie ad ogni ricovero
(perché tanto ormai non c'era niente da fare) ormai.
Da mesi per lui pranzo e cena erano solo un sacchetto di plastica molle, molto
costoso da attaccare a quel tubo che gli usciva dal corpo, necessitando con odio e
rabbia l'aiuto proprio di quelle persone alle quali lui avrebbe voluto mostrarsi forte e
bello com' era sempre stato.
Si vergognava ormai anche di andare al bar, si vergognava del sacchetto. I miei compagni di scuola avevano papà avvocato, professore universitario, pittore, conte, concertista, la mia migliore amica aveva il padre che era consigliere regionale e quando eravamo in ritardo a volte ci accompagnava a scuola in motoscafo riservato; io no, io ero figlia di un operaio e quali espressioni ho visto quando con candore dicevo di abitare a Marghera.
Abito ancora qui, e da un anno o due sono tornate farfalle, licheni e rondini.
Mio padre non torna, quel corpo rinsecchito e rabbioso è rimasto nella mia memoria,
riposa (mi vergogno a scriverlo) in un cimitero circondato da tralicci dell'Enel, in un
terreno confinante con altri che nascondono rifiuti tossici, pieno di veleni.
Oggi, sola, ho pianto davanti a una televisione e ho visto piangere, perché il mio
paese, il mio governo lo ha ucciso di nuovo.
Quelli che hanno giudicato probabilmente hanno un bagno più grande di quello che aveva mio padre quando vi si nascondeva per non renderci partecipi dei sintomi del suo male; quanto a coscienza e dignità non lo so."
I Giovani Comunisti/e solidarizzano con le famiglie colpite da un così grave assassinio.
INGIUSTIZIA E' STATA FATTA!!!!!!!
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