<<<

Full Monti

Di Marco Travaglio

Il ministro olandese Gerrit Zalm aveva previsto «risate per tutti». Invece ieri Berlusconi era giù di forma. Non s'è levato le scarpe, non ha fatto corna, non ha distribuito pacche sulle spalle e non ha raccontato nemmeno una barzelletta (salvo quella sui conti pubblici dell'Italia, si capisce). Non ha nemmeno dato del «kapò nazista» e del «turista della democrazia» ai partner europei che lo esaminavano nella nuova uniforme di ministro dell'Economia. Così, stavolta, a Bruxelles si è riso pochino. Sarà per la prossima. Quel che invece avevano subito capito i «tecnocrati di Forcolandia», come li chiama un noto ministro in convalescenza, è che Mario Monti non sarebbe entrato nel governo Berlusconi. Lo conoscono: che ci farebbe in quel governo una persona seria, che per giunta capisce di economia? E poi il Cavalier Bollito ci ha subito preso gusto, come quando prese gli Esteri «per qualche giorno» e se li tenne per un anno. Tant'è che prima ha offerto a Monti il posto di Tremonti; poi, appena Monti stava per accettare, gli ha detto che stava scherzando. Ora si tiene l'Economia - Bilancio, Finanze, Tesoro, Mezzogiorno e Rai - per un po', passa l'estate a giocare al Piccolo Tremonti (impresa ai limiti dell'impossibile), poi quando si stufa gira la playstation a qualche prestanome. I candidati di «alto prestigio internazionale» non mancano: sono gli stessi fuoriclasse che in questi giorni, orfani del Genio Creativo, del Colbert da parete, hanno messo a punto la manovra aggiuntiva: spiccavano il sottosegretario Miccichè, noto per il gran fiuto, e l'ex ministro De Michelis, celebre esperto di buchi. Ma all'ultimo momento potrebbe spuntare un outsider di sicuro prestigio, Fedele Confalonieri, non a caso presente l'altra sera nel vertice fra Berlusconi, Monti e signore nella sede istituzionale di Villa Belvedere a Macherio. Altre spiegazioni sulla presenza del presidente di Mediaset non ne vengono in mente, a meno che il popolare Fidel avesse il televisore rotto e non sapesse dove vedere Portogallo-Grecia. Chi meglio di Berlusconi e Confalonieri, per gestire un paese alla bancarotta? Il duo, nel '93, aveva accumulato alla Fininvest 6 mila miliardi di debiti e stavano per portare i libri in tribunale. Poi il primo scese in campo, e scesero anche i debiti dell'azienda.
Con queste credenziali il Cavalier Bollito è sbarcato a Bruxelles travestito da economista per presentare dei conti che il suo vice, solo due giorni prima, aveva definito «truccati». Poi si è prodotto in una delle sue gag preferite: ha giurato sul suo onore, o su quel che ne resta. «Berlusconi - raccontano ammirati i ministri europei - ci ha dato la sua parola d'onore, e della parola d'onore di un primo ministro dobbiamo fidarci». Non sanno, gli sventurati, che la parola del Cavaliere vale, sul mercato italiano, un po' meno dei bond Cirio e Parmalat. La sua decennale carriera politica è costellata di promesse solenni, impegni sacri, contratti col notaio Vespa, giuramenti sulla testa della numerosa quanto incolpevole prole. Dal '93 a oggi, Bugiardoni ha giurato, nell'ordine. «Non fonderò mai un partito» prima di fondare Forza Italia. «Non interferirò mai nella linea del Giornale di Montanelli», prima di cacciare Montanelli dal Giornale. «Giuro sulla testa dei miei figli che non abbiamo mai pagato tangenti alla Guardia di Finanza», prima della condanna dei dirigenti Fininvest per tangenti alla Finanza. «Mai pagato tangenti a Craxi», prima della condanna sua e di Craxi per 21 miliardi in Svizzera. «Mai pagato tangenti ai giudici», prima della condanna di Previti e dei giudici per i pagamenti targati Fininvest. «Mai sentito parlare di All Iberian», prima della scoperta che All Iberian è tutta sua. «Per la Cirami non c'è nessuna fretta», prima di approvare la Cirami in tutta fretta. «Con il Lodo Schifani io non c'entro, anzi sono contrario», prima di votare il Lodo Schifani con tutta la maggioranza militarizzata. «Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta», prima di spostare l'intero Cda, tutti i direttori e molti giornalisti e comici. «Il mio governo è dalla parte dell'opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati», prima di varare una trentina di leggi contro quei valenti magistrati. «Ho dato mandato di vendere tutte le mie aziende», prima di precisare che se le tiene tutte. «Risolverò il conflitto d'interessi in cento giorni», prima di perpetuarlo per mille giorni. «In Iraq siamo non belligeranti», prima di mandare truppe italiane in Iraq. «Mai avuto società off-shore», prima di ammettere di aver creato società off-shore per pagare meno tasse. «Su Biagi, Santoro e Luttazzi, in Bulgaria, scherzavo», dopo averli fatti cacciare dalla Rai con un diktat dalla Bulgaria. «Non mi siederò mai più allo stesso tavolo con Bossi. E' inaffidabile, un monumento di slealtà. Non appoggerò mai più un governo che sia appoggiato anche da Bossi», prima di presiedere un altro governo appoggiato da Bossi, anzi con Bossi ministro. «Sempre stato del Milan», prima della scoperta che una volta era dell'Inter. «Il Milan non comprerà mai Nesta», subito dopo averlo comprato. «Nessun condono,non conosco nemmeno la parola», prima di approvare dodici condoni. «Per la Gasparri siamo d'accordo con Ciampi», prima del no di Ciampi alla Gasparri. «In Cecenia non è successo niente», dopo lo sterminio di 200 mila ceceni su un milione. «Sono stato sempre assolto», dopo una caterva di amnistie, prescrizioni e depenalizzazioni. «Il lifting non volevo farlo, ma Veronica ha insistito», prima della smentita di Veronica. «Meno tasse per tutti, città più sicure, pensioni più dignitose, più lavoro per tutti, grandi opere...», prima di fare l'esatto contrario. «Fra Tremonti e Fini c'è una buona sintonia», un giorno prima delle dimissioni di Tremonti su richiesta di Fini. «Sul taglio del debito mi impegno con l'Europa sul mio onore», prima di....