DOVE VA RIFONDAZIONE COMUNISTA?
Cari compagni in attesa del nuovo "Mondocane fuorilinea",
sono stato fuori Italia per completare il lavoro sul nuovo video latinoamericano (Argentina, Brasile, Venezuela) e poi ho anche dovuto finire, tra tantissimi dibattiti in giro per il paese, un libro che, con il titolo "Mondocane: serbi, bassotti, Saddam e Bertinotti" uscirà a febbraio. Questa volta vi inoltro il comunicato in calce, che è un primo tentativo di compagni di varie tendenze nel partito di reagire alla mutazione genetica perseguita come un rullo compressore dal segretario nazionale. Aggiungo a questo comunicato, di cui condivido il contenuto e la scadenza indicata, alcune considerazioni che si potrebbe intitolare "Mondocane CONTROlinea". E' ovvio che l'intero messaggio è indirizzato eminentemente agli iscritti al PRC. A quelli che non lo sono, ma si sentono comunisti, spero di offrire una piccola integrazione di conoscenza a quanto sulle "innovazioni" del partito vanno apprendendo da giornali e televisioni, da parte di coloro a cui si sta tentando di lobotomizzare il cervello e recidere le corde vocali.
Rinvio ad altro momento mie considerazioni sul dibattito sulla non violenza innescato dagli interventi di Bertinotti e dei suoi corifei e colleghi di pensiero e strategia. Ritengo non innocente il lancio del dibattito in questo momento e teso a creare ua cortina fumogena nella quale si smarrisca, deviata da passioni e convinzioni peraltro sacrosante, la percezione di quanto il segretario nazionale, con piglio autoritario, come suole dirsi, stalinista, va infliggendo ai principi fondatori del PRC, statuto compreso. Lasciarsi coinvolgere in questa stupida e retrograda diatriba su violenza e non violenza - che già come tema di dibattito risulta idiota, irrealistica, antiscientifica e antistorica, idealistica e dogmatica ai miliardi nel mondo che si battono, ognuno secondo le proprie necessità e nelle circostanze date, contro la morte imperialista, a partire dall'eroica resistenza di popolo irachena - significa rendere troppo onore al furbacchione che strumentalmente l'ha iniziata. Dovrebbe essere chiaro a tutti che non c'è niente di sincero nell'iniziativa bertinottiana, che l'uomo è perfettamente cosciente, dato che non è un cretino, dell'assurdità e della ridicolaggine del dogma assoluto della non violenza, sa benissimo che si tratta di un DISARMO UNILATERALE che fa gioco unicamente al mantenimento dello status quo di un capitalismo in crisi strutturale e perciò all'assalto feroce per il dominio totale e metodologicamente nazista (Sharon e i likudnik USA, cui Liberazione è arrivato addirittura a offrire la pagine più di risalto e senza commento, oltre a una intollerabile arrendevolezza e a un continuo supporto propagandistico alle infiltrazioni pseudopacifiste israeliane). L'esaltazione astratta e dissennata della non violenza assoluta e universale, l'abiura di Marx e Lenin, la dichiarazione di morte di un fascismo che invece si ripresenta in vesti postmoderne con una virulenza e una portata ben maggiori ed estese di quello storico, la svalorizzazione della Resistenza, l'accettazione delle falsificazioni fasciste sulle foibe, la vergognosa sudditanza di Liberazione a D'Alema e compari, l'imposizione a un partito ignaro e emarginato di un nuovo soggetto politico a esclusione di tante forze comuniste europee, il disprezzo e rifiuto ideologicamente razzista manifestato dall'incompetente responsabile esteri Gennaro Migliore ("Intifada fino alla vittoria non è mai stato il nostro slogan") nei confronti della grande controiniziativa mondiale dei partiti e movimenti comunisti e antimperialisti a Mumbai, il grottesco barcamenarsi tra movimentismo esasperato e politicismo nella più classica degenerazione partitocratica, il metodo, offensivo nei confronti di tutti i compagni e dei più modesti principi di democrazia interna, di comunicare inusitate e sconvolgenti svolte strategiche agli organi del dominio capitalista borghese, chiamando gli organismi istituzionali del partito a mere ratifiche, hanno tutti un unico obiettivo: rendersi credibili e affidabili a quei settori della borghesia, oggi all'opposizione, che collocano la propria azione politica, economica, sociale e culturale in una strategia di mera concorrenza efficientista e socialpacifista con il rozzo destrismo di Berlusconi e Bush nella rincorsa per i favori del capitale nazionale e imperialista, nella rassicurante ottica del definitivo abbandono di ogni prospettiva, non solo della storicamente e ontologicamente inevitabile rottura rivoluzionaria, ma perfino di ogni trasformazione dello stato di cose esistente attraverso riforme di avvicinamento al socialismo.
Si tratta di abiura assoluta e totale. Si tratta di un processo che fa sospettare di una missione assunta forse fin dall'inizio dalla dirigenza arrivata dieci anni fa e che si proponeva di gestire lo "zoccolo duro" del movimento comunista che aveva rifiutato la Bolognina, attraverso progressive degenerazioni e "innovazioni" tattiche, fino a portarlo ad accettare una nuova Bolognina una volta che le energie di resistenza si fossero esaurite, rassegnate, corrotte, e fossero state cooptate a marginali remunerazioni di potere borghese.
Compagni la misura è colma. Il partito viene dissanguato da coltellata dopo coltellata. Oggi è nelle condizioni di un pugile suonato, in dubbio tra il ritiro definitivo dall'attività sportiva e un gong di salvataggio che lo illuda di poter sostenere ancora una o due riprese. Credo che dovremmo tentare di far sentire a coloro, in posizioni di responsabilità nel partito, che finora hanno manifestato occasionali riserve e critiche nei confronti del cesarismo bertinottiano, tutta la rabbia e la protesta della base comunista e non opportunista, in modo che si coaguli una forza che imponga il ritrono ai principi che hanno visto i comunisti unirsi nella necessità storica dell'abbattimento del capitalismo, oggi attuale più che mai e con, in attesa sul terreno, blocchi sociali sempre più vasti e sempre più privi di rappresentanza, come dimostrate dal referendum dei 10 milioni per l'art. 18 e dal fenomeno, per quanto ingannevole, "Cofferati".
Non si tratta di lanciare iniziative antipartito o scissionistiche. Si tratta di rivendicare la salvezza di un partito che è di tutti i comunisti, a qualsiasi sensibilità appartengano e non di singoli dirigenti prevaricatori e ormai evidentemente fuori da ogni tradizione e prospettiva elaborati in secoli di lotta dal proletariato.
"Ci vuole tutta la fatica tutto il male
tutto il sangue marcio
tutto il sangue limpido
di un secolo per farne uno"
(Vittorio Sereni)
Fulvio Grimaldi
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