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caro compagno effe

istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
antonio gramsci

caro compagno effe,
tu sei comunista e io sono comunista. o meglio: tu sei comunista ma forse un giorno non sarai più comunista e basta, invece io sono comunista e dietro c'è tutta una serie di ragioni quasi valide che sto per illustrarti. vedi, caro compagno effe, io ho sempre votato comunista perché ho studiato tutte le dottrine politiche possibili e mi sono detta che il comunismo funziona benissimo. è l'idea che preferisco e che più assomiglia al mio modello di società ideale. quella comunista è una società laica (e io odio l'impostura di dio, di qualunque dio, perché dio non esiste), è una società paritaria ed equa (e io penso che gli individui siano tutti uguali e come tali debbano vivere), è una società senza proprietà privata (e io penso che la proprietà privata sia una grande schifezza inventata per far sì che gli uomini non siano tutti uguali). questi tre postulati mi bastano e avanzano per aver scelto il comunismo. io sono comunista da sempre. ero comunista anche prima di sapere di esserlo: in 1a elementare ero il tipo di bambina che, in presenza di numero 30 piccoli studenti e numero 18 merendine disponibili (ché alcuni erano troppo poveri per portarsi la merenda da casa e restavano digiuni) saliva in piedi sul banco per incoraggiare la classe alla collettivizzazione delle merende: mettiamole in comune e dividiamole per 30, così avremo tutti un po' di merenda e nessuno avrà fame e studieremo meglio, dicevo. dentro di me albergava già karl marx, anche se a stento sapevo scrivere le maiuscole. poi sono diventata grande, e fra le altre cose ho letto gramsci, ho letto pavese, ho letti i diari di che guevara, ho letto un bel po' di cosette e mi sono detta che il comunismo proprio mi piace. vedi, caro compagno effe, io non sono di quelli che gli errori del comunismo non li vogliono vedere: li ho visti, eccome. e li ho denunciati: i gulag, e tutto il resto che ben sappiamo. il comunismo, quando è stato tentato, ha sbagliato parecchio. però, caro compagno effe, sbagliare è un fatto squisitamente umano, e voglio ricordarti che un errore o cento errori non possono guastare la giustizia e la bellezza di un pensiero politico. avevo un professore di matematica, alle scuole medie, che diceva una cosa intelligente, molto intelligente. diceva: i sistemi politici non sono tutti uguali, anche se tutti sbagliano e hanno sbagliato. la differenza sta nell'idea: l'idea comunista è giusta in teoria e sbaglia solo se non applica la teoria com'è prevista; invece le altre idee sono sbagliate già in teoria e sbaglierebbero comunque quando applicate. essere comunisti, diceva il mio professore, vuol dire avere l'idea giusta e riuscire ad applicarla; vuol dire sperare che l'idea giusta venga applicata come tale, lottare perché venga applicata come tale. era un professore di matematica, ed era un po' contorto: però funziona. perché vedi, caro il mio compagno effe, se tu applichi il comunismo alla lettera e non commetti errori ottieni una società di uomini liberi, tutti uguali e tutti ragionevolmente felici. se tu applichi il capitalismo alla lettera e non commetti errori ottieni una società di 5 figli di puttana molto felici e molto stronzi che si arricchiscono sfruttando 5 milioni di poveracci molto infelici e molto sfruttati. è facile da capire, caro compagno effe, e io penso che quelli che non sono comunisti devono essere un po' tonti o un po' stronzi. certo, il comunismo fa una paura bestiale a quasi tutti: perché ti mette davanti alle cose come sono, ti toglie le bugie di dio e della natura, ti toglie tutte le stupidaggini di cui ti sei imbottito per far finta di essere sano e felice anche se sei solo un povero sfruttato e ti dice: adesso la società sei tu. c'era un filosofo francese comunista che è morto cieco che chiamava tutto questo responsabilità e impegno. non so se l'hai mai letto, caro compagno effe, ma fra le molte cose che diceva alcune davano fastidio anche a certi comunisti: perché prendeva la faccenda seriamente, e diceva che se qualcosa fallisce il responsabile sei anche tu. ecco, caro compagno effe, io sono nata troppo tardi per salvare il comunismo: sono diventata adulta sui cocci del muro di berlino, e avevano già deciso che il comunismo era morto ed era sbagliato. però so che quelli che hanno creduto che il comunismo fosse sbagliato e morto si son fatti fregare, caro compagno effe, e tu l'hai sempre detto. per questo ti ho votato. per questo sono sempre venuta ad aiutarti, quando serviva, e ho fatto il meglio che ho potuto, sempre, insieme a te, perché sono proprio convinta che la responsabilità è mia com'è tua, è di ognuno di noi. non è il numero di aderenti che rende giusta e bella un'idea, caro compagno effe: e se tu fossi l'ultimo individuo comunista sulla terra io continuerei a restare comunista. la storia ha tempi lunghi, caro mio, e ci sono voluti un bel po' di secoli per ottenere tempi migliori. milioni di esistenze i tempi migliori li hanno solo preparati, briciola per briciola, gradino per gradino, e non mi meraviglierei di sapere che anche la mia esistenza dovrà finire diluita e perduta nel lungo fiume della storia: nessuna esistenza vale più di un'altra. quindi resto comunista, caro compagno effe. ero una bambina comunista, sono stata una fanciulla comunista, ora sono una donna comunista e, se vivo abbastanza a lungo, sarò una matura signora comunista e poi sarò anche una vecchietta comunista. certe cose valgono per sempre. perché sono belle, e perché sono giuste.

adesso, io ho un problema serio, caro il mio compagno effe, e te lo spiego brevemente. c'è un grosso pezzo di quello che una volta era il mio partito comunista italiano che non è più comunista da tempo. non so perché così tanti uomini hanno scelto tutti insieme di non essere più comunisti: forse perché erano tonti o stronzi, caro compagno effe. resta il fatto che hanno buttato via l'idea comunista e sono diventati qualcosa che non si capisce cosa sia, ma fa un po' schifo. non parlo a vanvera, caro compagno effe, ho letto i loro programmi per la loro società ideale, e non sono d'accordo. perché per me la società ideale deve avere scuole e ospedali pubblici e accessibili a tutti, deve essere assolutamente laica eccetera eccetera. e quei signori hanno in mente, invece, una versione della società capitalista travestita da liberismo di sinistra. non mi piacciono, caro compagno effe, sono la copia speculare degli altri brutti partiti politici di questo miserabile paese: e se li voto, non mi daranno l'idea comunista. e io voglio l'idea comunista per le ragioni che ti ho già spiegato. fra le tante nefandezze che questi ex-comunisti hanno fatto, caro compagno effe, c'è stata anche una guerra. una brutta guerra. si sono piegati alle menzogne americane e hanno combattuto una guerra stupida e ingiusta. adesso, caro compagno effe, questi signori dicono di essere pacifisti, dicono che la guerra in iraq è una guerra sbagliata. ma sono dei bugiardi, caro mio, perché la guerra non può essere giusta o sbagliata in base alla posizione che occupi in parlamento. noi sappiamo che sono opportunisti, che sono falsi e che hanno tradito un'idea, la nostra idea: dov'è la falce e martello, caro compagno effe, dove l'hanno messa? e dov'è il nome comunista, perché se ne vergognano? già questo basterebbe, caro mio effe, a sapere che sono dei bugiardi. non so perché così tanti uomini che si dicevano comunisti hanno continuato a votarli invece di votare te e il tuo partito comunista, caro compagno effe: forse perché hanno smesso di essere comunisti tutti insieme, o forse perché erano davvero tonti. comunque, per me che sono comunista, questi signori sono dei nemici politici. e non m'importa sapere che ho tanti nemici, da tutte le parti: un'idea non è bella e giusta solo se è popolare, caro compagno effe. un'idea è bella e giusta e basta. non è un prodotto che deve vendere, un'idea. non è un giocattolo, un'idea, e non è un passatempo. questi signori, dunque, sono la prima parte del mio problema.
la seconda parte del mio problema, compagno effe, è che in questo paese di abbondanti stupidi, che per 50 anni è stato governato da un brutto partito cattolico e dagli stati uniti d'america per i quali il mondo è tutta una colonia, a un certo punto sono spuntate cose ancora più brutte: sono spuntati dei secessionisti che hanno iniziato a vagheggiare di "razze e di superiorità", sono spuntati i vecchi fascisti (sì, compagno effe, quelli che avevamo combattuto in spagna, quelli che hanno fatto dell'europa un intero campo di sterminio convinti di essere mandati da dio) vestiti con i vestiti nuovi, e poi è spuntato un tizio, ricchissimo, che ha messo tutti questi insieme, si è inventato uno slogan, ha comprato tutto e s'è piazzato in parlamento perché la gente, quasi tutta, molto istupidita da 50 anni di bugie cattoliche, ha creduto al suo progetto. e questo tizio sta facendo a pezzi il paese, la costituzione e la società civile. un disastro, caro compagno effe. un disastro che neanche potevamo immaginare.
la terza parte del mio problema, caro compagno effe, sei tu. perché domenica, fra le bandiere rosse (le nostre: quelle con la falce e con il martello, non quelle senza), tu sei venuto da me, mi hai presa per un braccio e mi hai detto,
facciamo un pezzo di strada insieme, dai.
e mi hai detto,
il paese è davvero nei guai, babsi.
e io ti ho detto,
lo so, compagno effe.
e poi tu mi hai detto,
è davvero grave, la situazione, babsi.
lo so, ti ho risposto ancora.
e poi mi hai detto:
dovremo allearci con gli ex-comunisti, con i traditori, pur di sconfiggere quel tizio, babsi.

a quel punto io non ho detto più niente. però ti ho tolto la mano dal mio braccio, ti ho spinto indietro e sono andata via, mescolandomi fra i cani, le bandiere, i bambini, le ragazze in bicicletta e i vecchi partigiani. e ho pensato che una bella idea, che un'idea giusta deve sopravvivere. e ho pensato che un'idea, se è bella e giusta, non può essere usata per fare delle cose brutte e ingiuste. e ho pensato che allearsi vuol dire legarsi insieme, essere amici, avere lo stesso progetto. e ho pensato che io non posso avere lo stesso progetto dei miei nemici. e non importa se questi nemici invece di essere brutti e urlanti e cafoni sono educati, colti e sorridenti: sono sempre nemici, compagno effe. e infine, ho pensato che un'idea bella e giusta non può mai ragionare con la triste logica del fine che giustifica i mezzi. perché, compagno effe, nella nostra idea i mezzi devono essere coerenti con il fine, e se non lo sono stiamo già commettendo il primo errore. se vincessimo sporcando la nostra idea sarebbe come perdere, compagno effe. non sottovalutare l'importanza dell'idea. se l'idea si sporca, finisce tutto a rotoli un'altra volta. a questo pensavo, mentre camminavo fra la gente e i cani e le bandiere.
avrei voluto tornare indietro, prenderti per un braccio e dirti,
senti, francesco, dimmi che la pensi come me. dimmi che bertinotti e gli altri non svenderanno il nostro piccolo partito. dimmi che se lo svendono ne fondi uno tu, di partito comunista, e così io avrò ancora un partito da votare.
non sono tornata indietro, non ce n'è stato il tempo, caro il mio compagno francesco che sei iscritto da anni a rifondazione comunista, e ho pensato di scriverti una lettera. perché la situazione è molto brutta, caro francesco, è davvero grave. ho visto excalibur, stasera, in televisione, e c'era uno di questi ex-comunisti in studio. ha detto delle stupidaggini, tante stupidaggini, francesco, anche sulla guerra contro la serbia che il suo partito ha voluto combattere nel '99. ha detto che era una guerra giusta e legittima. ha detto che non c'è motivo di pentirsi, che lo rifarebbero. e io ho pensato che io non darei mai il mio voto a quel signore e al partito di quel signore. non importa quel che possono offrirmi, caro il mio compagno francesco, perché vedi: io ho il dovere di essere responsabile davanti a tutti i comunisti di tutto il tempo di tutti i paesi. io, con le mie scelte, faccio la scelta di ognuno di loro, in tutti i tempi. e se dessi il mio voto a quel signore sbaglierei, cazzo se sbaglierei. sicché, caro francesco, sono rimasta qui a lungo a pensare cosa sarebbe giusto fare, e non lo so. non so a chi domandare, perché non sono rimasti tanti comunisti. non so se mettermi a rileggere gramsci per capire cosa farebbe lui al posto mio. resto qui, fra il pessimismo dell'intelligenza e l'ottimismo della volontà, a dondolare davanti a uno scenario che fa schifo: un tizio ricchissimo che vende un sogno di cartapesta e tutti gli credono e lui fa a pezzetti il paese e la costituzione, le bombe che mandano in fiamme la mia belgrado, gli occhi ciechi del filosofo francese e le ceneri di gramsci. sono realista, francesco caro, vorrei solo l'impossibile: vorrei che il mio partito comunista si presentasse da solo alle elezioni, con un programma comunista e l'idea di una pace comunista che non è mai una pace di opportunità come quella degli ex-comunisti bugiardi. questo vorrei, caro compagno.

hasta la victoria siempre, francesco, o così voglio credere.

ps. vi apro i commenti. fatene un uso decente. esprimete il vostro pensiero senza litigare come gatti in calore, non fate propaganda diessina, non insultate nessuno e siate costruttivi;)

pps: la mia idea di europa comunista unita ha già due membri: uno e due. venceremos?:)