Saddam può chiamare la CIA in sua difesa
Uno dei capi d'accusa del processo contro Saddam Hussein è l'uso di
agenti chimici nel massacro di Halabja in cui morirono migliaia di
curdi. Saddam assicura di essere venuto a conoscenza del massacro dai
giornali. Nessuno gli ha creduto. Ora, però, c'è una testimonianza a suo
favore che potrebbe cambiare il corso del processo: viene addirittura da
un ufficiale della CIA.
Le prove fornite da un importante uomo della CIA possono confermare la
testimonianza fornita da Saddam Hussein all’apertura del processo
svoltosi giovedì a Baghdad, nella quale egli ha assicurato di essere
venuto a conoscenza del massacro di Halabja soltanto dai giornali.
A quanto riferito, sono migliaia i curdi iracheni morti nel massacro
chimico avvenuto nel marzo 1988 ad Halabja, nel nord dell’Iraq, e nella
guerra durata otto anni tra Iraq e Iran. L'uso di armi chimiche nel
massacro dei curdi è stato per lungo tempo attribuito ad Ali Hassan
al-Majid, soprannominato in occidente 'Ali il chimico' per il suo
coinvolgimento nella faccenda. Saddam Hussein è fortemente sospettato di
aver ordinato ad Ali di compiere il "massacro chimico".
Il massacro di Halabja è uno dei più forti capi d’accusa mossi contro
Saddam dal tribunale di Baghdad. Quando l’accusa è stata formulata,
Saddam ha replicato dicendo di aver letto del massacro su un giornale.
Saddam ha smentito fin da subito le accuse in questione. Ma ora, con il
processo in corso, può chiamare in causa un testimone in sua difesa e
far cadere l’accusa, creando uno dei maggiori disastri diplomatici che
gli Stati Uniti abbiano mai conosciuto.
Un rapporto preparato dai vertici ufficiali della CIA afferma che Saddam
Hussein non è responsabile del massacro, indicandolo piuttosto come un
gesto a opera degli Iraniani. Inoltre, l’indagine Scott sul ruolo del
governo Britannico ha raccolto le prove secondo le quali, dopo il
massacro, gli Stati Uniti avrebbero di fatto dotato Saddam Hussein di
armi chimiche per combattere gli iraniani. In pochi credono che
realmente un uomo della CIA possa presenziare a un’udienza al tribunale
di Baghdad in difesa di Saddam. Ma in questo caso il pezzo grosso della
CIA ha reso pubbliche le prove di cui è in possesso e che sono state
diffuse per più di un anno.
L’ufficiale della CIA Stephen C. Pelletiere era il senior analista in
Iraq durante la guerra Iran-Iraq. Come docente all’ Army War College dal
1988 al 2000, ha detto di essere al corrente di gran parte del materiale
segreto che circolava verso il Golfo Persico passando per Washington .
Inoltre, ha dichiarato di aver capeggiato, nel 1991, un’indagine
militare nell’ambito della quale gli Iracheni avrebbero combattuto una
guerra contro gli Stati Uniti, e la versione segreta della relazione
avrebbe spiegato nel dettaglio il caso di Halabja. Pelletiere ha reso
nota l’informazione il 31 Gennaio scorso in un lungo editoriale sul New
York Times dal titolo 'Un crimine di guerra o un atto di guerra?'
L’articolo, che metteva in discussione una delle principali accuse di
questa guerra, riportava una citazione del presidente George W. Bush che
diceva: "Il dittatore che ha radunato le più pericolose armi del mondo
le ha anche utilizzate su interi villaggi, uccidendo migliaia di suoi
stessi cittadini morti o lasciandoli ciechi o sfigurati".
Pelletiere ha dichiarato che la Defence Intelligence Agency statunitense
svolse delle indagini e elaborò un rapporto segreto sul massacro chimico
di Halabja, che circolò all’interno dell’intelligence community. "Quello
studio affermava che era stato il gas iraniano ad aver ucciso i Curdi,
non quello iracheno", ha scritto sul New York Times. "L’agenzia ha
scoperto che entrambe le fazioni in guerra avevano fatto uso di armi
chimiche le une contro le altre durante la battaglia di Halabja", ha
dichiarato Pelletiere. "Le condizioni dei cadaveri dei Curdi
presentavano però caratteristiche tali da far supporre che il gas letale
fosse un coagulante del sangue – cioè un gas a base di cianuro – che
l’Iran era solito utilizzare. "Gli Iracheni, sospettati di aver
utilizzato gas nervino durante la battaglia, non erano in possesso di
gas coagulanti all’epoca".
Pelletiere ha scritto che questi fatti "sono stati a lungo di dominio
pubblico ma, in modo del tutto straordinario, come spesso ricordato
nell’ambito del caso Halabja, raramente menzionati." Pelletiere ha anche
scritto che Saddam Hussein ha molto da rispondere in tema di violazione
dei diritti umani. "Ma accusarlo di aver gasato i suoi stessi
concittadini ad Halabja compiendo un vero e proprio genocidio non è
corretto, perché a mano a mano che si ottengono nuove informazioni si
scopre che tutti i casi in cui sono stati utilizzati gas letali c’era di
mezzo una battaglia. E queste sono tragedie di guerra. Possono esistere
delle giustificazioni per l’invasione dell’Iraq, ma Halabja non è una di
queste."
Pelletiere ha mantenuto la propria posizione. Tutto ciò che Saddam deve
fare ora è citare l’articolo del New York Times anche nel caso in cui il
Tribunale non chiami in causa Pelletiere. I problemi esposti
nell’articolo potrebbero essere sufficienti per sollevare seri quesiti
circa le accuse mosse a Saddam – e di conseguenza circa le
giustificazioni date lo scorso anno per l’invasione dell’ Iraq.
Lo sterminio di Halabja è stato citato non soltanto da Bush ma anche dal
Primo Ministro Britannico Tony Blair per giustificare il suo appoggio
agli Stati Uniti nell’invasione dell’ Iraq. Un dossier del governo
Britannico reso pubblico per giustificare la guerra in Iraq dice che
"Saddam ha fatto uso di armi chimiche non solo contro un nemico dello
Stato, ma anche contro la sua stessa gente." Il rapporto di un’indagine
del 1996 compiuta da Lord Justice Scott ha reso noto come l’affare delle
armi in Iraq abbia inciso negativamente su quanto avvenuto dopo Halabja.
In seguito all’utilizzo di gas chimici nel 1988, sia gli Stati Uniti che
la Gran Bretagna hanno iniziato a rifornire Saddam Hussein con
quantitativi ancora maggiori di armi chimiche.
L’indagine Scott ha preso il via nel 1992 in seguito al crollo del
processo sul caso Matrix Churchill, un’azienda britannica che avrebbe
consegnato materiale militare all’Iraq. Tre dei principali dirigenti
della Matrix Churchill hanno affermato che il governo era al corrente di
cosa stava facendo l’azienda e che il direttore Paul Henderson aveva
regolarmente fornito informazioni sull’Iraq alle agenzie
dell’intelligence britannica. L’indagine ha rivelato i dettagli della
decisione segreta del governo britannico di continuare a rifornire
Saddam di materiali militari anche dopo il massacro di Halabja. Il
segretario degli Esteri Geoffrey ha scritto che la fine della guerra
Iraq-Iran avrebbe significato "maggiori opportunità per l’industria
britannica" nelle esportazioni militari, ma era intenzionato a mantenere
celata la questione.
"Potrebbe sembrare davvero cinico se subito dopo aver mostrato un
sentimento di offesa relativamente al trattamento riservato ai Curdi
adottassimo un approccio più flessibile alla vendita delle armi," è
stato ufficialmente dichiarato nel corso dell’indagine Scott. Lord Scott
ha condannato la decisione del governo di cambiare la propria politica,
mantenendo allo stesso tempo all’oscuro i deputati e il pubblico.
Subito dopo l’attacco, gli Stati Uniti hanno approvato l’esportazione in
Iraq di colture virali e un contratto da un miliardo di dollari per la
progettazione e la costruzione di un impianto petrolchimico che gli
iracheni hanno programmato di utilizzare per la produzione di gas
nervino. Fino a questo momento Saddam Hussein si è sempre presentato
senza un avvocato difensore. Un’azienda giordana si occuperà di fargli
da portavoce. Ma la sua vera difesa potrebbe venirgli da Washington e da
Londra.
Sanjay Suri
Fonte: http://globalresearch.ca/articles/SUR407A.html
Tradotto da Laura Franchini per Nuovi Mondi Media
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Fonte:www.nuovimondimedia.it
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