L’Iraq, il caos e la confusione
elettorale di Bush (L'Avana. 30 Aprile 2004)
di Elson Concepión Pérez
In un clima in cui le notizie che arrivano dall’Iraq non sono per niente soddisfacenti per il Governo degli Stati Uniti, il presidente George W. Bush, nella sua ansia in vista della campagna elettorale del prossimo novembre, è andato in Florida a caccia di maggiori fondi per la sua campagna.
Bush, che aveva già raccolto 184 milioni di dollari, è arrivato in Florida nella sua ventinovesima visita e in meno di sei ore “ha racimolato” e si è intascato altri 4,6 milioni di dollari. Ha passato un po’ di tempo con i suoi amici della mafia cubano- americana e naturalmente ha attaccato Cuba, com’è sua abitudine e come fa maggiormente quando si trova insieme agli avvoltoi che contribuirono alla frode che lo portò alla Casa Bianca. Nella Tavola Rotonda Informativa quotidiana della TV cubana di martedì, 27 aprile, è stato fatto un aggiornamento sui sondaggi elettorali negli Stati Uniti, che, come ha informato il giornalista Rogelio Polanco, danno Bush come favorito rispetto a Kerry.
Questo perché, ha spiegato Polanco, c’è un contrasto minimo tra i due aspiranti rispetto alla politica estera e perché i due concentrano il dibattito nella partecipazione individuale di uno o dell’altro; alla guerra del Vietnam nel caso di Kerry, e alla Guardia Nazionale nel caso di Bush.
Randy Alonso moderatore del programma televisivo ha descritto come il Governo statunitense sia contrariato per la decisione dei suoi alleati di ritirare le truppe dall’Iraq.
La cosiddetta coalizione è come un castello di carte che sta cominciando a crollare e la domanda che si pone la stampa internazionale è quale sarà il prezzo che dovranno pagare i paesi dell’America Centrale per la coraggiosa decisione di abbandonare l’Iraq.
A questo proposito, la CNN ha parlato della possibile rimessa in discussione da parte di Washington della promessa dei trattati sul libero commercio e altre rappresaglie come la riduzione degli aiuti economici, nuove distanze sul tema dell’immigrazione, ecc.
Lázaro Barredo, giornalista, ha detto che giovedì 29 aprile Bush e Chaney sarebbero apparsi davanti alla commissione che indaga le possibilità o meno di interventi per evitare gli attentati terroristici dell’11 settembre.
La sessione è a porte chiuse. Né Bush, né Chaney dichiareranno sotto giuramento. Alla fine si tratta solo di una confessione di bugiardi.
La prima parte dell’analisi della Tavola Rotonda è stata dedicata alla situazione in Iraq, soprattutto in questo mese d’aprile, definito dai commentatori il più sanguinoso per le truppe nordamericane e per la popolazione irachena.
Che succederà in Iraq dopo il 30 giugno? Questa è la domanda che si pone la stampa statunitense e di altri paesi, anticipando come risposta che il Governo di Bush ha già detto che si creerà un Governo interino, non eletto, che non potrà approvare le leggi e che il comando militare nel paese continuerà ad essere diretto dalle truppe nordamericane d’occupazione.
La giornalista Aixa Hevia ha informato su quello che i vari giornali statunitensi pubblicano a proposito della spesa di migliaia di milioni di dollari per la guerra, mentre sul piano sociale come l’assistenza ai bambini - 900.000 sono vittime di abusi ed emarginazione - vengono commesse visibili mancanze.
La giornalista Juana Carrasco ha commentato le reazioni al fantasma delle foto dei feretri dei soldati morti in Iraq, per le immagini pubblicate per la prima volta nei giornali statunitensi e mondiali nonostante il divieto assoluto del Governo di Bush, e l’impatto che questo comincia a creare nell’opinione pubblica la quale vede con sospetto l’inutile sacrificio di tanti giovani.
fonte: http://www.granma.cu/italiano/2004/abril/vier30/caos-it.html
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