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Il Pentagono giustifica l’assassinio dei giornalisti in Iraq

L'Avana. 8 Novembre 2004

NEW YORK. (Reuters) - Una relazione del Pentagono sulla morte di due giornalisti avvenuta in un hotel di Baghadd nell’aprile del 2003 ha concluso che le forze degli Stati Uniti “non hanno commesso sbagli o negligenze”, come ha riferito venerdì 5 novembre il Comitato per la Protezione dei Giornalisti – CPP.

Il cameraman di Reuters, Tarak Protsiuk e il suo collega della TV spagnola, José Couso, sono morti quando un proiettile sparato da un blindato degli USA esplose contro l’Hotel Palestina, nella capitale irachena, il l8 aprile del 2003, durante la guerra che ha provocato la sconfitta di Saddam Hussein.

Il Pentagono ha pubblicato un riassunto della relazione nell’agosto di quest’anno, nel quale si legge che le forze militari hanno agito nel modo più appropriato, sparando contro l’albergo. La relazione completa è però considerata documento segreto.

Il CCP ha ottenuto però la relazione sull’incidente, di 52 pagine, che rafforza l’opinione del Comitato che se l’attacco non era stato deliberato si poteva sicuramente evitare.

Il testo quasi completo, con alcune parti cancellate, è stato inviato al CPP 19 mesi dopo l’incidente e dopo la richiesta che si appoggiava alla legge sulla libertà d’informazione.

Il Comitato però non ha avuto risposte a una richiesta di informazioni sull’attacco contro gli uffici della TV del Qatar, Al Yazeera, nel quale venne ucciso Tarek Ayoub, lo stesso giorno dell’attacco contro il Palestina.

Il CPP ha segnalato che la relazione del Pentagono ha reiterato che “i soldati che hanno sparato stavano rispondendo a un fuoco ostile che proveniva dall’albergo!”

Questa conclusione si scontra con le investigazioni del CPP, dice il Comitato in un comunicato e la relazione non risponde alla domanda di perchè le truppe nordamericane non sapevano che l’Hotel Palestina era uno dei luoghi più noti di Baghdad in quei giorni ed era zeppo di giornalisti internazionali.

Il CPP ha segnalato che un rapporto militare previo, sulla morte del cameraman di Reuters, Mazen Dana, ucciso dallo sparo di un soldato nordamericano il 17 agosto del 2003, raccomandava all’esercito di migliorare le comunicazioni tra militari e mezzi di comunicazione dentro lo stesso esercito, partendo dalla presenza di giornalisti anche sul campo di battaglia.

Nel maggio 2004 un’investigazione di Reuters determinò che c’erano falle nel sistema militare USA, che hanno contribuito all’assassinio di Dana, che venne ucciso con uno sparo vicino a una prigione a Baghdad.

Quella settimana a Ramadi mori anche un cameraman iracheno che lavorava sempre per Reuters, Dhia Najim. L’esercito degli USA ha detto che è morto in mezzo a un combattimento, ma le immagini del video non dicono questo e non si sentono nemmeno altri spari.

Gli altri cameramen dicono che probabilmente Dhia è stato ucciso da un franco tiratore nordamericano.

fonte: www.granma.cu